Scuola: che fine hanno fatto le bambine?

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24/01/2022

“Dove sono le alunne?”


È una domanda che ci poniamo troppo spesso quando entriamo nelle classi di tutto il mondo. E più andiamo avanti con gli anni scolastici più questo interrogativo si fa pressante.

Abbiamo raggiunto traguardi importanti nell’educazione femminile. Tra il 1995 e il 2018, in tutto il mondo, 180 milioni di bambine in più si sono iscritte alle scuole primarie e secondarie. Persiste tuttavia una crisi educativa e il COVID-19 rischia di invertire questi successi. Negli ultimi anni è emersa la vastità delle carenze a livello globale per un sistema scolastico di qualità, ma se sei una ragazza la situazione è ancora più difficile.

Sebbene l’educazione delle bambine abbia fatto enormi passi avanti negli ultimi anni la chiusura delle scuole, imposta dalla pandemia da COVID-19, rischia di invertire questi progressi.

UNICEF

Tanti ostacoli, un ritorno sui banchi necessario

Le bambine affrontano molteplici ostacoli che impediscono l'accesso alla scolarizzazione di base: il rischio dei matrimoni forzati, delle gravidanze precoci, della violenza di genere, delle mutilazioni genitali, dello sfruttamento sessuale e del lavoro minorile.

Tutte queste barriere si sono accentuate durante la crisi. Le emergenze del passato hanno mostrato infatti come le bambine e le ragazze siano a rischio elevato di abbandono scolastico.

Un esempio: l’aumento delle gravidanze precoci durante la crisi dovuta ad Ebola, con un’alta percentuale di adolescenti che hanno affrontato la gravidanza per la prima volta durante la pandemia.

Ciad, alcune bambine sorridono tra i banchi di scuola. Stanno frequentando la scuola coranica ricostruita grazie al sostegno dell'UNICEF

La vita non si congela durante le pandemie

Alcuni bambini hanno beneficiato degli strumenti digitali per la didattica a distanza, altri hanno visto tutte le loro possibilità di accedere all’istruzione venire meno. Le ragazze in particolare hanno subìto maggiori pressioni dei ragazzi nel mettere al primo posto le faccende domestiche e la cura della famiglia.

La verità è che anche una temporanea assenza dalla scuola rende molto difficile il reintegro nel sistema formale. La chiusura delle scuole a causa della pandemia da COVID-19 potrebbe spingere oltre 20 milioni di bambine della fascia secondaria ad abbandonare l’istruzione, anche quando questa crisi sarà passata. Ci sono già indicazioni di un divario di genere nelle re-iscrizioni. Ad esempio, in Kenya, solo l'84% delle adolescenti si è nuovamente iscritta rispetto al 92% dei coetanei maschi.

Non deve essere così. Sappiamo che dobbiamo garantire a tutte le bambine il diritto all’educazione. Ma questo richiede uno sforzo coordinato e molteplici risorse per renderlo possibile.

I sistemi scolastici hanno bisogno di supporto per diventare più sensibili alle questioni di genere e dare priorità alla sicurezza, alla protezione e all’educazione delle bambine e delle ragazze. Ogni piano di riapertura e ripresa deve applicare un criterio di equità e inclusione.

Dobbiamo chiederci non solo di cosa hanno bisogno i bambini per ricominciare ad istruirsi, ma in particolare, di cosa hanno bisogno le bambine

Dobbiamo chiederci non solo di cosa hanno bisogno i bambini per ricominciare ad istruirsi, ma in particolare, di cosa hanno bisogno le bambine. 
Come portiamo il bambino più emarginato nell'ambiente di apprendimento? In che modo possiamo assicurare la didattica a distanza a prezzi accessibili?
Cosa incentiva il loro ritorno in classe?
Come mobilitiamo comunità e genitori per aiutarli a comprendere il valore dell'educazione femminile e poi, in che modo li supportiamo affinché questo accada?
Come aumentiamo gli investimenti?

Se ci domandiamo queste cose all’inizio del processo di ripresa, potremmo non solo portare le bambine che prima andavano a scuola di nuovo in classe ma anche supportare quelle che prima non erano iscritte ad accedervi e restarci.

È inoltre fondamentale che le ragazze sviluppino conoscenze e competenze di livello secondario e abbiano gli strumenti per accedere ad altre opportunità di studio e di lavoro. 
L'educazione secondaria ha un effetto positivo sulle capacità cognitive, fortemente correlata con l’aumento dei salari e la crescita del PIL, la riduzione della povertà e la riduzione delle fertilità e della crescita della popolazione. Può anche proteggere le bambine dal matrimonio precoce e dallo sfruttamento sessuale.

Anjali Dodiyar Meena, 15 anni, frequenta la scuola secondarie e studia da casa. Nessuno nella sua famiglia ha uno smartphone per cui lei non ha potuto seguire le lezioni a distanza durante la pandemia, ma Anajali non si è arresa e ha fatto di tutto per restare al passo con i suoi compagni.

Il lavoro per aiutare le ragazze durante la riapertura delle scuole è già in atto

Ghana
Quando il COVID-19 ha fatto chiudere le scuole di tutto il paese, l’UNICEF ha lavorato con il Governo su alcuni programmi di didattica a distanza via radio, comprese le lezioni in STEM (Scienza, Tecnica, Ingegneria e Matematica) e quelle sulla parità di genere, per gli alunni dalla scuola materna fino alla scuola media.

Sud Sudan
L’UNICEF e il Governo hanno intrapreso una campagna per il ritorno a scuola e una serie di programmi di recupero incentrati sullo sviluppo delle competenze per le madri adolescenti.

Zimbabwe
L’UNICEF sta collaborando con il Governo e Microsoft per un Passaporto Scolastico, una piattaforma globale innovativa che fornisce contenuti flessibili online e offline, sensibili alle differenze di genere e in diverse lingue.

L’UNICEF sta inoltre suggerendo alcune politiche governative e influenzando le strategie attraverso alcuni strumenti come “Reimagining Girls’ Education: Solutions to Keep Girls Learning in Emergencies” che affianca all’azione dei governi le esperienze e le migliori pratiche internazionali.

Dove sono le ragazze? Sono qui, pronte per imparare. Facciamolo accadere.

Rivoluzionare i sistemi educativi per bambine e ragazze richiederà una leadership forte e azioni coraggiose come la recente Dichiarazione del G7 sull'educazione femminile.

Abbiamo gli impegni; abbiamo gli strumenti. Sappiamo perché le ragazze incontrano ostacoli all'istruzione e perché dovrebbero essere messe nelle condizioni di frequentare 12 anni di scuola. E conosciamo i numeri. Dove sono le ragazze? Sono qui, pronte per imparare. Facciamolo accadere.

Per saperne di più leggi il comunicato stampa sulla Giornata Mondiale dell'Istruzione e visita le nostre pagine Istruzione  e Uguaglianza di genere.

L'articolo è stato tradotto dall'articolo di Wongani Grace Taulo, Omar Robles disponibile qui Blog UNICEF

24/01/2022

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