Ucraina: i bambini affrontano il quinto anno di violazioni del loro diritto all’istruzione

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15/09/2026

A quasi cinque anni dall’inizio della guerra in Ucraina, il diritto all’istruzione dei bambini continua a essere minacciato, con conseguenze che segneranno un’intera generazione. A soli 15 giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, si sono verificati oltre 1.000 allarmi aerei in tutto il Paese. Si tratta del numero più alto registrato in questo periodo negli ultimi cinque anni e quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Si tratta di oltre 100 allarmi ogni singolo giorno e di almeno 4 ogni ora. Sumy è stata tra le tre regioni più duramente colpite quest’anno, insieme a Mykolaiv e Odessa. Nessuno li percepisce in modo più forte e profondo dei bambini. A Sumy, praticamente una struttura scolastica su due è stata danneggiata o distrutta dal conflitto. È straziante vedere ciò che dovrebbe essere un luogo di apprendimento e protezione ridotto a un cumulo di macerie.

In tutto il Paese, il quadro è altrettanto drammatico. Secondo le stime del Governo, tra gennaio e agosto di quest’anno, altre centinaia di istituti scolastici hanno subito danni, portando il bilancio complessivo in Ucraina a oltre 4.200 (edifici scolastici danneggiati) dall’inizio della guerra. I bambini, la cui semplice speranza di andare a scuola continua a essere ostacolata dal conflitto, subiscono un ciclo di traumi che sembra non avere fine.

Il costo per i bambini va ben oltre i muri distrutti, le ferite psicologiche e il suono assordante delle sirene. I risultati dell’ultima edizione del PISA dell’OECD, pubblicati la scorsa settimana, ci mostrano che una percentuale significativa dei quindicenni ucraini che hanno sostenuto il test – molti dei quali hanno trascorso gli ultimi cinque anni di scuola in zone di guerra – non ha ancora raggiunto un livello di competenza nelle materie che consentirebbe loro di proseguire il proprio percorso formativo. Ciò limita le loro opzioni per il proseguimento degli studi, l’accesso a lavori qualificati e la piena partecipazione alla società una volta diventati adulti.

Circa un terzo non ha raggiunto il livello minimo di rendimento in scienze, e circa la metà non lo ha raggiunto in matematica o in lettura. Confrontando questi risultati con la media complessiva dell’OECD, ciò equivale a un divario di 2 anni di studio per la lettura e di 1,5 anni di studio per la matematica e le scienze. Analogamente, il 56% non ha raggiunto la soglia minima in almeno una delle materie oggetto di valutazione: matematica, lettura e scienze; e quasi tre su dieci (ovvero il 29%) non sono riusciti a raggiungere il livello minimo in nessuna delle tre materie oggetto di valutazione.

Mlioni di bambini tornano a scuola nonostante la guerra

Secondo i presidi, il 61% degli studenti ucraini frequenta scuole che soffrono di carenze di materiali didattici e attrezzature, mentre il 54% frequenta scuole prive di risorse digitali sufficienti. Per motivi di sicurezza, questi dati provengono solo da 17 regioni dell’Ucraina, pertanto si può presumere che le scuole più vicine alla linea del fronte dispongano di risorse ancora più limitate.

Nonostante la guerra, l’Ucraina ha dimostrato un’incredibile resilienza nel sostenere il sistema educativo, come dimostra la stabilità dei risultati tra il 2022 e il 2025. Tuttavia, come continuiamo a sottolineare, i bambini in Ucraina hanno bisogno di pace per poter imparare adeguatamente. Dopo quasi cinque anni di guerra, la scuola è uno dei pochi luoghi in cui un bambino può trovare un senso di normalità: amici, insegnanti, routine, un luogo in cui sentirsi al sicuro. Questo è importante, perché questa guerra sta avendo un enorme impatto psicologico su di loro.

I bambini hanno trascorso anni svegliandosi al rumore delle esplosioni, correndo nei rifugi, costretti ad abbandonare le loro case, separati dagli amici, chiedendosi quando sarebbe arrivato il prossimo attacco. Vediamo bambini che fanno fatica a dormire, a concentrarsi, a gestire le proprie emozioni. Un bambino non può semplicemente lasciare quella paura sulla soglia dell’aula.

Una sirena antiaerea significa che una lezione di matematica si interrompe a metà. I bambini lasciano i banchi per rifugiarsi. Aspettano il cessato allarme. Tornano in classe. Cercano di concentrarsi di nuovo e poi la sirena suona di nuovo. Vale la pena ribadirlo: bambini e genitori fanno di tutto per studiare, ma l’impatto di questa guerra è evidente e profondo.

In mezzo a tutto questo – e a testimonianza dell’impegno dei genitori, del governo e dei partner umanitari – quasi 4,2 milioni di bambini sono tornati a scuola questo settembre, compresi oltre 712.000 bambini in età prescolare. Più di 366.000 insegnanti sono tornati nelle loro classi.

Proteggere l’istruzione durante l’inverno

Un numero significativo di bambini continua a dipendere da modalità didattiche miste e interamente online, in un contesto in continuo mutamento poiché le aree e il numero degli attacchi cambiano e si intensificano. Quasi la metà dei bambini in età prescolare non ha accesso a un’istruzione e a un’assistenza regolari nella prima infanzia, perdendo così l’opportunità di sviluppare le competenze fondamentali per l’apprendimento.

E ora si avvicina un’altra minaccia: l’inverno. Gli attacchi alle infrastrutture causeranno interruzioni dell’elettricità e del riscaldamento. L’anno scorso quasi 2 milioni di bambini hanno sofferto a causa delle condizioni invernali estreme, rimanendo senza riscaldamento, elettricità e acqua. Le interruzioni di corrente hanno compromesso anche le lezioni online, con le zone in prima linea come Sumy che sono state le più colpite.

La risposta dell’UNICEF all’inverno per il 2026–2027 mira a raggiungere 3 milioni di persone, tra cui 540.000 bambini. Ciò comprenderà la riparazione degli impianti di riscaldamento e la fornitura di energia di riserva alle scuole. In questo modo si garantirà che 375.000 studenti possano continuare a studiare in presenza per tutto l’inverno. Insieme ai nostri partner, stiamo inoltre ripristinando i rifugi scolastici, riparando le strutture scolastiche danneggiate dagli attacchi, sostenendo i programmi di recupero scolastico e fornendo assistenza psicologica e psicosociale.

Stiamo facendo tutto il possibile per garantire che i bambini continuino a studiare, ma nessun sostegno potrà mai proteggere la loro istruzione dalle conseguenze dei continui attacchi.


Dichiarazione di Ricardo Pires, Vice Portavoce dell’UNICEF,
durante la conferenza stampa di oggi al Palais des Nations di Ginevra

15/09/2026

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