Zoila. Orizzonti latini. La storia di una ragazza di origini ecuadoriane

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12/11/2012

 
“Mi sono sentita Italiana prima ancora di ricevere la cittadinanza, un pezzo di carta non fa la differenza nel pensiero. Soprattutto quando è il cuore che si sente di appartenere al nuovo mondo”.
 
Certe sfumature fanno la differenza: Zoila, scrive sempre l’aggettivo Italiano con la maiuscola. Rimarca un’appartenenza di orgoglio e responsabilità. Ama ciò che è diventata senza rinnegare le sue radici latino americane.
 
Figlia di una sarta e di un custode di terreni, Zoila Bajaña è in Italia dal 1994. La migrazione da Guayaquil, sul Pacifico ecuadoriano, ha cambiato la sua vita. In meglio. Le ha permesso anche di apprezzare maggiormente la sua terra natale.
 
“Quando sono arrivata, nel primo mese, ho odiato con tutte le mie forze l’Italia, tanto da non volere neppure imparare la lingua”.

Benvenuti a Genova: l’ospedale Gaslini era l’ancora di salvezza per sua sorella. Il progetto migratorio della famiglia nasce infatti anche dalla necessità di trovare cure adeguate alla malattia di sua sorella. La madre, dice Zoila, è una donna “di polso”: poche smanie. Si parte. E si comincia daccapo. Anche se il daccapo ha il sapore amaro di un materasso sul pavimento.
 
Poi, capita di incontrare la solidarietà dei genovesi. Genova è la città italiana che vanta la comunità ecuadoriana più numerosa: un quarto dei quasi 22.000 connazionali di Zoila che vivono in Italia si concentrano nella più multiculturale delle Repubbliche marinare. Terra di migrazioni, di interazioni, di diversità che convivono. Metropolitanismo e modernità.
 
E la modernità fa sempre più rima con diversità. “I miei genitori hanno affrontato i tipici mestieri dei migranti. Mia madre, giorno e notte accanto agli anziani: mio padre, chiamato ora come pittore, ora come muratore…”.
 
In mezzo, i sogni possibili delle nuove generazioni, tra voglia di fare la differenza e speranza di non restare un coefficiente di differenza.
 
“Da piccola, tornare in Ecuador mi piaceva molto perché mi sentivo libera di giocare tra la sabbia con gli amichetti del quartiere ma, con il passare degli anni, Guayaquil ha iniziato a rappresentare un’esperienza sempre diversa e carica di aspettative.

Nel mio ultimo viaggio ho sentito la voglia di ascoltare la gente e di scoprire le mie origini attraverso un cammino fatto di viaggi nei luoghi più significativi della storia ecuadoriana”
 
Altro che soffitto di cristallo. Zoila si incammina per un sentiero frastagliato che la porta alla ricerca delle sue origini. Perfettamente in sintonia tra le due anime dell’emisfero.
 
Anche Zoila, che in Italia immagina il suo futuro, pensa alla famosa storia dei talenti da rimpatriare.
“Confesso che un sogno nel cassetto è quello di continuare a studiare per migliorare le condizioni di vita del mio Paese d’origine. Ho sempre creduto che un mio contributo avrebbe fatto bene alla Guayaquil povera. Ma sono pazzamente felice di vivere in Italia. A Genova mi sento bene”.
 
Strani, i luoghi comuni: quando Zoila prese il primo aereo s’immaginava gli italiani tutti belli, buoni e biondi. Così li
aveva visti in tv. E, poi, ha scoperto che i brutti e cattivi stanno ovunque. “Stranieri” o a “certificazione nazionale” fa poca differenza.
 

12/11/2012

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