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Nascere è un'impresa rischiosa nel Nepal del dopo terremoto

Una delle prime bambine nate nella tenda-ospedale installata dall'UNICEF nel cortile dell'ospedala
Una delle prime bambine nate nella tenda-ospedale installata dall'UNICEF nel cortile dell'ospedala "Patan" di Kathmandu, dopo l'evacuazione per motivi di sicurezza del reparto maternità - ©UNICEF/PFPG2015-2592/Page - -
Il terremoto ha reso ancora più rischioso nascere e partorire, in Nepal. Con tende-ospedale, cliniche mobili e altri interventi l'UNICEF si adopera per migliorare le condizioni per madri e neonati

Speciale Nepal: news, video, foto e informazioni sull'azione umanitaria dell'UNICEF per i bambini nepalesi colpiti dal terremoto del 25 aprile 2015

15 maggio 2015 – Nelle aree del Nepal maggiormente colpite dai due terremoti del 25 aprile e del 12 maggio scorsi, ogni ora 12 bambini vengono alla luce senza adeguata assistenza sanitaria, a causa dei gravi danni inferti dal sisma alle strutture di ostetricia. 

Lo rivela l’UNICEF, avvertendo che nei prossimi mesi la vita di circa 18.000 bambini e madri potrebbe essere a rischio, se non si agirà urgentemente per ripristinare il sistema sanitario.

Almeno il 70% dei punti nascita nei 14 distretti del Nepal più duramente colpiti dal terremoto sono stati lesionati o distrutti, percentuale che in alcune aree arriva addirittura al 90%

Ora che le strutture sanitarie ancora in piedi sono sovraffollate per curare i feriti del terremoto, molte donne in gravidanza sono rimaste prive dei servizi sanitari di cui hanno bisogno per assicurare una nascita sicura ai loro bambini. Inoltre, migliaia di neo-mamme hanno perso la loro casa e ora sono senza un luogo sicuro in cui stare con i loro figli appena nati.
 
«Temiamo che il numero di donne che partorisce al di fuori di ospedali o punti nascita sia aumentato di oltre il 30% nelle aree più colpite» dichiara Tomoo Hozumi, Rappresentante UNICEF in Nepal. «I primi giorni di vita sono i più critici e pericolosi per un bambino, per questo siamo molto preoccupati per il benessere dei neonati e delle loro madri.»
 
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, l’accesso a un'assistenza materna e neonatale di qualità in Nepal era scarso anche prima del terremoto. Ogni giorno, nel paese asiatico, 38 neonati muoiono soprattutto per cause prevenibili e ogni 8 ore una donna muore per complicazioni legate al parto.

Già prima del sisma, poco più di un terzo (38,64%) delle madri nei 14 distretti più colpiti partoriva in una struttura sanitaria riconosciuta, mentre solo il 60% delle donne incinte riceveva cure prenatali regolari. L'UNICEF teme che le devastazioni causate da due terremoti in meno di tre settimane abbiano ulteriormente ridotto la possibilità per le madri di ricevere cure adeguate.
 
«Bisogna proteggere i neonati a rischio, ma anche le madri: parti prematuri, aborti spontanei e complicazioni della gravidanza e del parto sono in aumento a causa dello stress e delle carenze provocate dal terremoto» prosegue Hozumi. «Stimiamo che circa 90 donne al giorno abbiano bisogno di effettuare parti cesarei nelle aree più colpite, un numero che alo stato attuale i sistemi sanitari non possono fronteggiare».
 

L'azione dell'UNICEF per la salute materno-infantile in Nepal

L’UNICEF sta lavorando con le organizzazioni partner, senza sosta, per portare aiuto ai bambini e alle madri che ne hanno un urgente bisogno. 

Questi sono alcuni degli interventi realizzati o in corso:
 
Leggi la scheda sull'intervento umanitario dell'UNICEF in Nepal (ultimo aggiornamento: 13 maggio 2015)
 
Nell’ambito del più ampio Appello umanitario dell'ONU (423 milioni di dollari) l’UNICEF ha richiesto alla comunità internazionale dei donatori circa 50 milioni di dollari per garantire la continuità della risposta umanitaria al terremoto in Nepal per i prossimi 3 mesi.


https://www.unicef.it//doc/6264/nepal-nascere-impresa-rischiosa-dopo-terremoto.htm

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