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Salute

Coronavirus e rischi per l'infanzia, cosa c'è da sapere

Una bambina ai controlli dello scanner termico in un aeroporto dello Sri Lanka - © REUTERS/Dinuka Liyanawatte
Una bambina ai controlli dello scanner termico in un aeroporto dello Sri Lanka - © REUTERS/Dinuka Liyanawatte

(Ultimo aggiornamento: 25 febbraio 2020)

Fonti:
Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
Istituto Superiore di Sanità (ISS)
The Lancet (rivista medica internazionale)
Johns Hopkins University (JHU)
UNICEF

Cos'è il "coronavirus"?

L'allarme a livello internazionale è scattato il 31 dicembre 2019, allorché le autorità sanitarie cinesi hanno riferito all'OMS l'esistenza di un focolaio di polmonite provocata da un virus finora sconosciuto nella città di Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei e più popolosa metropoli della Cina centrale con circa 11 milioni di abitanti.

Il 7 gennaio 2020 gli epidemiologi cinesi hanno identificato la causa del focolaio epidemico in un nuovo virus, denominato inizialmente 2019-nCoV e, a partire dall'11 febbraio, SARS-CoV-2

All'origine del virus si ritiene vi sia stato un animale infetto transitato nel grande mercato ittico di Wuhan, dove vengono abitualmente commercializzati anche animali vivi come serpenti o pipistrelli. Ricostruendo la storia delle mutazioni genetiche del virus, i ricercatori hanno dedotto che il passaggio iniziale dal pipistrello all'uomo è avvenuto intorno a metà novembre 2019, per poi esplodere in forma epidemica circa un mese dopo grazie alla trasmissione inter-umana.

Il nuovo virus appartiene alla vasta famiglia dei coronavirus,  la stessa di cui fanno parte il comune raffreddore ma anche le ben più insidiose SARS e MERS (una malattia epidemica diffusa in Medio Oriente sin dal 2012). In particolare, il nuovo coronavirus ha una affinità genetica stretta con il patogeno vettore della SARS, circostanza che motiva la sua denominazione ufficiale..

L'OMS ha attribuito anche un nome scientifico alla specifica forma di polmonite innescata dal coronavirus SARS-CoV-2: una nuova malattia denominata Covid-19 
 
Gli effetti provocati dai virus sono per lo più febbre, tosse e difficoltà respiratorie, con complicanze che possono però compromettere anche in modo letale la salute dei soggetti più vulnerabili.  

il 2 febbraio 2020 un team di ricercatori dell'ospedale "Lazzaro Spallanzani" di Roma ha isolato il virus - tra i primi laboratori al mondo a riuscirci - mettendone le sequenze genetiche a disposizione della comunità scientifica internazionale.
 
 
 

Come si trasmette il coronavirus?

Originariamente confinato in una o più specie di animali selvatici (i cosiddetti animali-serbatoio), il SARS-CoV-2 ha subito una serie di variazioni genetiche fino a compiere il "salto di specie" che lo ha reso trasmissibile all'essere umano.

Il contagio da persona a persona avviene per contatto a breve distanza e non per via aerea: ciò significa che si può contrarre il virus attraverso uno starnuto o un colpo di tosse emesso da un soggetto malato entro circa un metro di distanza, ma non semplicemente respirando l'aria di una stanza nella quale è presente una persona già contagiata, come avviene invece nel contagio dell'influenza.

Non vi sono prove che il virus possa essere trasmesso dalla donna in gravidanza al nascituro o dalla mamma al bambino attraverso il latte materno. L'UNICEF raccomanda dunque alle donne in gravidanza o in allattamento che vivono in zone considerate a rischio di applicare le normali misure di igiene raccomandate per l'intera popolazione (lavaggio frequente delle mani con sapone e alcol, indossare una mascherina respiratoria quando a stretto contatto con il bambino, coprire la bocca durante colpi di tosse o starnuti ecc.)

Le misure di estrema cautela attivate dalle autorità cinesi - come l'isolamento assoluto di una metropoli come Wuhan e le proibizioni di spostamenti imposte in molte altre città - sono motivate anche dalla possibilità della trasmissione asintomatica del virus da parte di soggetti che non presentano ancora i tipici sintomi dell'infezione (febbre, tosse secca, dolori muscolari e difficoltà respiratorie), che rendono insufficienti i meccanismi di monitoraggio basati sulla presenza di sintomi esteriori, come gli scanner termici. 

Alcuni esperti ritengono tuttavia che nel periodo di incubazione del virus (stimato in circa 14 giorni) la carica virale sia alquanto bassa, e di conseguenza lo sia anche la probabilità di un contagio in fase asintomatica. Questo aspetto è dunque tuttora oggetto di dibattito tra gli scienziati.
 
 
 
 

L'impatto dell'epidemia a livello globale

I dati più aggiornati forniti dalle autorità sanitarie cinesi riferiscono di 81.128 casi di contagio e 2.762 decessi, in massima parte (2.615) nella provincia dello Hubei, sebbene vittime siano state registrate anche a Pechino, Shanghai e in tutte le altre province del paese. 
 
Il 96,3% delle infezioni sono avvenute nella Cina continentale (96,4% includendo i territori cinesi autonomi di Hong Kong e Macao). Casi di SARS-CoV-2 sono stati confermati in tutte le 22 province della Cina, mentre 2.969 contagi sono stati registrati all'estero. 

I casi di infezione al di fuori della Cina sono stati registrati in altri paesi dell'Estremo Oriente (1.643, di cui ben 1.261 nella sola Corea del Sud), nel subcontinente indiano (6), in Medio Oriente (51), in Australia, USA e Canada (90) e in Europa (436 casi tra Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Russia, Svezia, Belgio, Spagna, Croazia, Austria e Finlandia).

A destare preoccupazione è soprattutto la distribuzione geografica dei contagi. Se ancora a inizio febbraio oltre il 99% delle infezioni riguardava la Cina (e quasi esclusivamente la provincia di Hubei, epicentro dell'epidemia), oggi questa percentuale è scesa al 96%. 

Questo dato indica che mentre in Cina i contagi sono in calo, il virus si sta diffondendo nel resto del pianeta. Una prospettiva che allarma non poco l'OMS (v. oltre).

Il 14 febbraio è stato notificato un caso di contagio in Egitto, il primo del continente africano. Destano timore in particolare i nuovi focolai in Iran (95 casi) e nella penisola arabica (48).

Ben 691 contagi sono stati registrati a bordo della nave da crociera "Diamond Princess", dal 4 febbraio bloccata al largo di Yokohama (Giappone). 

Il 30 gennaio, a seguito del verificarsi di nuovi contagi in diverse regioni del pianeta, l'OMS ha dichiarato l'epidemia da coronavirus una "emergenza sanitaria globale" (Public Health Emergency of International Concern - PHEIC). Nonostante la terminologia, la dichiarazione di emergenza globale non va considerata come un aggravamento particolare della situazione (che era già stata classificata come "allarme elevato" il 27 gennaio) e non costituisce un evento straordinario: dal 2009 a oggi sono state ben 6 le dichiarazioni di emergenza globale dell'OMS. 

Secondo le stime epidemiologiche, il coronavirus ha un tasso indicativo di letalità* attorno al 3%, ben inferiore a quello della SARS (11%) o dell'Ebola (50%). Rispetto alla SARS è dunque meno letale, ma più contagioso.

*Come sottolinea l'OMS, il tasso di letalità di una malattia infettiva a carattere epidemico può essere stabilito con certezza solamente al termine di un'epidemia. Il rapporto tra decessi e contagi in tempo reale, riportato di seguito nel testo, è un valore NON scientifico ed è usato a puro scopo esemplificativo. 

A partire dal 1° febbraio, il numero di guarigioni ha superato il numero dei decessi, mentre il 18 febbraio ha visto per la prima volta il numero delle guarigioni prevalere su quello dei nuovi contagi: dati che indicano il successo delle misure di contenimento attuate a livello planetario e, con un flebile ottimismo, l'inizio della fase discendente dell'epidemia. 

Ancora più importante è il dato relativo ai "casi attivi", ossia il numero di persone che, in tutto il mondo, è ammalata di Covid-19 in un determinato momento. Questo indicatore, che si ottiene sottraendo al totale delle infezioni avvenute dall'inizio della crisi il numero delle guarigioni e dei decessi, ha toccato il suo picco (58.747) il 17 febbraio, e da quel momento è in calo. Oggi il numero di casi attivi è pari a 48.183

Ad oggi, il numero di pazienti che sono guariti dal Covid-19 nel mondo è pari a 30.258.
 

 

Il virus e l'Italia

Nonostante  le eccezionali misure di sicurezza attuate a Wuhan e nel resto della Cina, era inevitabile che il virus potesse estendersi ad altre regioni del mondo, anche in considerazione del fatto che la trasmissione da persona a persona era iniziata circa 10 giorni prima che fosse lanciato l'allarme da parte delle autorità sanitarie cinesi. 

Ad oggi casi di infezione da SARS-CoV-2 sono stati confermati, oltre che in Cina, in 25 Stati. 

Dal 31 gennaio
anche l'Italia compare in questa lista, a seguito del ricovero a Roma di una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan e giunti in Italia 8 giorni prima. Il 7 febbraio è stato identificato un terzo caso di contagio - un giovane ricercatore italiano che ha contratto il virus nell'unico giorno di vacanza trascorso a Wuhan. Un quarto connazionale ha contratto il virus a bordo della nave "Diamond Princess".

Il 21 febbraio sono stati identificati 16 nuovi casi di infezione, localizzati a Codogno (Lodi) e a Vo' Euganeo (Padova), probabilmente riconducibili a un cittadino italiano rientrato alcune settimane fa dalla Cina. Si tratta dei primi casi di circolazione in Italia del virus (nei casi precedenti il virus era stato contratto in Cina). 

A partire dal 22 febbraio l'Italia è salita improvvisamente al primo posto tra le nazioni non asiatiche per numero di casi di infezione da coronavirus: a oggi i casi sono 374 (di cui 12 con esito letale), in massima parte localizzati in Lombardia e in Veneto, ma in misura minore presenti anche in Emilia Romagna, Piemonte. Toscana, Trentino Alto-Adige, Sicilia, Liguria, Marche e Lazio.
 
Nel nostro paese erano stati attivati sin dall'inizio della crisi scanner termici negli aeroporti per controllare la temperatura dei viaggiatori in arrivo dalle zone a rischio, mentre l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha allertato i medici di famiglia delle città che ospitano aeroporti internazionali, come Roma e Milano. Fino al 28 aprile sono stati inoltre sospesi i collegamenti aerei con Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao. Inoltre, una speciale task force sul coronavirus è operativa presso il Ministero della Salute.

Il Consiglio dei Ministri del 22 febbraio ha decretato una serie di misure di urgenza (in gran parte focalizzate sui Comuni coinvolti ma anche di portata nazionale, come la sospensione delle gite scolastiche) finalizzate a limitare l'estensione del contagio.

Vale la pena sottolineare che l'Italia possiede un sistema di sorveglianza e gestione delle epidemie riconosciuto anche dall'OMS come tra i migliori al mondo
 
 

Quali sono i pericoli per la salute infantile?

In generale, i virus appartenenti alla famiglia dei coronavirus sono responsabili di circa 1/5 delle polmoniti virali, e la polmonite è tuttora la prima causa diretta di mortalità infantile a livello globale, con circa 800.000 decessi annui tra i bambini di età compresa tra 0 e 5 anni (153.000 tra neonati di età inferiore a un mese), pari a un decesso ogni 39 secondi.

La polmonite è una malattia killer dell'infanzia perché i bambini, insieme agli anziani e ai malati cronici, sono i soggetti più vulnerabili alle infezioni respiratorie acute. A essere a rischio sono soprattutto i neonati e i bambini sotto i 2 anni di età, a causa della fisiologica immaturità del sistema immunitario. I bambini immunodepressi sono esposti a un rischio particolarmente elevato.

Tuttavia, nell'epidemia di Covid-19 in corso si rileva un numero di infezioni tra i bambini e i ragazzi di gran lunga inferiore rispetto a quanto avviene in altri contesti epidemici. Anche a Wuhan, epicentro dell'epidemia, non si è ancora registrato un solo decesso tra i bambini sotto i 10 anni, e anche i casi di contagio in questa fascia di età sono sorprendentemente rari

Per questo fenomeno sono state proposte diverse possibili spiegazioni

In attesa di scoprirne le ragioni precise, è importante applicare anche ai bambini tutte le misure di prevenzione e igiene consigliate dalle autorità sanitarie, sia nelle zone interessate dal contagio che in quelle ancora esenti.

Un altro suggerimento utile è quello di spiegare ai bambini (in modo adeguato al grado di comprensione e alla maturità emotiva di ciascun soggetto) ciò che sta avvenendo intorno a loro. Non ricevere spiegazioni dagli adulti in un contesto di tensione ben percepibile rischia infatti di generare un'ansia ancora maggiore rispetto a quella che può generare una consapevolezza ben gestita.  
 
 

Ci sono cure per questa malattia?

A differenza della comune polmonite batterica, quella da SARS-CoV-2 non può essere curata con gli antibiotici.

Al momento non esistono però farmaci antivirali specifici. La terapia consiste quindi nell'alleviare i sintomi con anti-infiammatori, antipiretici e idratazione, ma soprattutto nel rigoroso isolamento del paziente.
 
Non esiste neppure un vaccino, la cui messa a punto e sperimentazione richiederebbe, secondo le diverse stime ipotizzate, da un minimo di 3 mesi a oltre un anno di tempo.

La "medicina" più immediata ed efficace contro il coronavirus è quindi impedire che esso continui a propagarsi: a ogni trasmissione da uomo a uomo, difatti, il suo genoma muta come risposta alla "pressione" del sistema immunitario del soggetto ospitante, e aumentano quindi le probabilità che si inneschi una mutazione che lo renda ancora più aggressivo e letale.


Perché bisogna prendere il coronavirus sul serio

Ci sono diverse ragioni che inducono a considerare l'epidemia del nuovo coronavirus SARS-CoV-2  come un'emergenza sanitaria internazionale (non però una pandemia) da prendere assolutamente sul serio..

La prima, elementare ragione, è che si tratta di una nuova malattia (Covid-19) alla quale siamo tutti potenzialmente esposti, privi di anticorpi specifici e senza poter ancora beneficiare di vaccini per prevenirla o di farmaci per curarla.

È quindi del tutto comprensibile che la comunità internazionale si mobiliti per bloccare sul nascere Covid-19: il mondo non ha certamente bisogno di nuove malattie, soprattutto se estremamente contagiose e con complicanze talvolta letali.

Qualcuno ha obiettato che il nuovo coronavirus  ha sintomi non dissimili a quelli della comune influenza, che colpisce ogni anno circa circa un italiano su dieci (5,6 milioni i casi quest'anno), provocando in una parte della popolazione colpita complicanze classificate come gravi (164 in questa stagione), che possono condurre alla morte (30 decessi in questa stagione). Per approfondimenti rimandiamo al sistema Flu-News sulla sorveglianza dell'influenza nel nostro paese.

Inoltre, proprio come l'influenza, il SARS-CoV-2 colpisce in forma grave soprattutto persone anziane, e ha effetti letali quasi esclusivamente per soggetti con salute già compromessa per altre patologie (tumori, diabete, disturbi cardiovascolari, obesità).

Questo vuol dire che il coronavirus va considerato alla stregua della comune influenza? La risposta è no.

In primo luogo, per l'influenza esiste un vaccino efficace, mentre per il coronavirus no.

Se analizziamo i decessi avvenuti per influenza in Italia nella scorsa stagione invernale, scopriamo che l'80% delle vittime non si era vaccinata: questo dato ci fa capire quanto un  vaccino faccia la differenza, e quanto sia rischiosa la negligenza vaccinale, soprattutto per i soggetti a rischio (anziani, malati e immunodepressi).

In secondo luogo, la comune influenza stagionale ha tassi di complicazioni gravi (1 ogni 36.000*) e di letalità (1 decesso ogni 187.000 malati*) molto bassi.  

* NB i dati sono riferiti al sistema di sorveglianza epidemiologica dell'influenza per l'Italia nella stagione 2019-2020, fonte Istituto Superiore di Sanità. Lo stesso ISS avvisa che per stimare la mortalità complessiva dell'influenza occorre una metodologia
 complessa, che includa anche i ben più numerosi decessi in cui l'influenza interviene come concausa. Secondo l'ISS dunque il numero reale delle vittime dell'influenza in Italia è di circa 8.000 l'anno, con un tasso di letalità attorno allo 0,15%.
 
 
Nella malattia Covid-19, al contrario, le complicazioni gravi sono assai più frequenti (1 su 7) e gli esiti letali si aggirano intorno al 3% (20 volte di più rispetto all'influenza).

Ora, un tasso di letalità del 3% può apparire molto basso, se comparato a malattie come la SARS del 2003 in Cina (9,6%) o dell'Ebola in Africa occidentale (dal 25 al 90% a seconda dei focolai, dato OMS).

Su questo aspetto è intervenuto il noto virologo Roberto Burioni, uno dei massimi esperti in materia, ricordando come il tasso di letalità della "spagnola" - la pandemia influenzale che nel 1918-20 provocò tra 50 e 100 milioni di morti - non fosse superiore al 2%, ma con una contagiosità altissima (si ammalarono all'epoca circa mezzo miliardo di persone in tutti i continenti).

In altre parole: la pericolosità del coronavirus va considerata non per il numero relativamente basso di vittime che registriamo oggi, ma per il numero potenziale di vittime che si avrebbero se l'epidemia sfuggisse al controllo e si trasformasse (come nel caso della "spagnola" di un secolo fa) in vera e propria pandemia.

"La finestra di opportunità c'è ancora, ma si sta restringendo" ha affermato il direttore dell'OMS Tedros Adhanom Gebreyesus. "Dobbiamo agire il più rapidamente possibile prima che questa finestra si chiuda."

Isolare rigorosamente i soggetti contagiati, applicare con scrupolosità le misure di contenimento previste dalle autorità sanitarie, sostenere la ricerca di farmaci e vaccini specifici e contrastare panico e fake news ("infodemia") sono le azioni che contribuiscono a tenere aperta quella finestra di opportunità di cui parla il leader dell'OMS.


L'azione dell'UNICEF

L'UNICEF, presente stabilmente in Cina sin dal 1979 con programmi di assistenza all'infanzia, ha offerto alle autorità sanitarie locali la propria piena disponibilità a sostenere la risposta all'emergenza in corso.

Il 29 gennaio un aereo cargo con attrezzature sanitarie, partito dalla centrale logistica della UNICEF Supply Division a Copenaghen, ha raggiunto Shangai per poi proseguire il viaggio verso Wuhan, epicentro della crisi. A questo primo contributo nel contrasto all'epidemia ne seguiranno presto altri.
 
L'UNICEF ha lanciato un appello umanitario da 42,3 milioni di dollari, necessari per finanziare le campagne di informazione e prevenzione sanitaria in Cina e in altri paesi dell'Estremo Oriente colpiti dall'epidemia e per proseguire gli interventi di sostegno psicologico e istruzione a distanza per i bambini impossibilitati a frequentare la scuola. 


Bambini e adulti in coda per effettuare controlli in un ospedale di Phnom Penh (Cambogia) - © UNICEF/UNI288092/Tang Chhin Sothy/AFP-Services

Bambini e adulti in coda per effettuare controlli in un ospedale di Phnom Penh (Cambogia) - © UNICEF/UNI288092/Tang Chhin Sothy/AFP-Services



 
 
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"Infografica: 10 consigli utili su Covid19"

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