Diritti dei bambini

Sicurezza in rete

Un mondo di connessioni, tanti pericoli per i minorenni

Ragazzi e ragazze trascorrono molto tempo online, utilizzano la rete per acquisire informazioni, condividere aspetti della loro vita, comunicare e relazionarsi con gli altri.  
Come è possibile proteggerli dai vari pericoli che possono incontrare? Come contrastare gli effetti del cyberbullismo? Quali effetti avrà l’intelligenza artificiale sulla loro crescita e sul loro apprendimento?  

Queste sono solo alcune delle domande che possono suscitare la nostra preoccupazione. Per questo è fondamentale aumentare la consapevolezza sull’uso dei dati personali e sui pericoli legati alla loro diffusione. Internet è una risorsa straordinaria, ma rende anche bambini e adolescenti più esposti a contatti non sicuri: profili falsi o anonimi possono raggiungerli facilmente, rendendo più difficile identificare chi utilizza la rete in modo dannoso. La tutela della privacy diventa quindi essenziale per evitare conseguenze negative sul loro presente e sul loro futuro.

Il 10 febbraio si celebra il Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la Sicurezza in Rete, dedicata a promuovere un uso responsabile della tecnologia. Quest’anno UNICEF pone al centro il tema dell’Intelligenza Artificiale e del diritto alla protezione.

Fatti e cifre sul rapporto Internet - Minorenni in Italia

34%

adolescenti (11 -19 anni) vittime  di cyberbullismo nell’ultimo anno (ISTAT-2025)

21%

dichiara di aver subito offese più volte al mese (ISTAT-2025)

72%

studenti di scuola superiore utilizzano l'AI per studio o motivi personali (CENSIS 2025)

Crescere nell’era dell’AI: protezione prima di tutto

Le nuove generazioni sono le prime a non aver mai conosciuto un mondo senza smartphone. Per loro, la realtà è un flusso continuo di contenuti già influenzati da algoritmi di Intelligenza Artificiale (AI), una tecnologia dirompente che permea molti aspetti del loro sviluppo.

Tuttavia, come ogni grande innovazione, l'AI presenta aspetti ambivalenti: se da un lato offre potenzialità straordinarie, dall'altro espone tutte le persone minorenni a rischi concreti in termini di privacy, sicurezza e protezione. L'impatto è profondo in ogni aspetto della loro vita quotidiana, diventa quindi essenziale sviluppare a livello globale un'etica dell'AI che metta al centro il benessere delle e dei minorenni e che assuma i principi della Convenzione ONU  sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

In occasione del Safer Internet Day, UNICEF Italia vuole accompagnare genitori, insegnanti e comunità educante nel complesso compito di guidare le nuove generazioni nel digitale, trasformando l’AI in un'opportunità educativa consapevole e garantendo sempre la tutela dei loro diritti.

Connessione sicura: il ruolo degli adulti

Bambine, bambini e adolescenti vivono oggi immersi nella connessione digitale. Per questo il ruolo di genitori, educatori e caregiver è fondamentale: conoscere il mondo online permette di mantenere un dialogo aperto e di proteggerli dai principali rischi dell’interconnessione.

Un primo tema riguarda il contatto con sconosciuti sui social. Non sempre è possibile verificare l’identità reale di chi si presenta online: è importante quindi sapere quali piattaforme usano i figli e, rispettando la normativa che in Italia fissa a 14 anni l’accesso autonomo ai social, valutare quando concedere un profilo. È utile anche monitorare la loro rete di contatti e approfondire eventuali amicizie che non provengono dalla scuola, dalla famiglia o dalla comunità.

Un altro aspetto cruciale è la gestione dei contenuti pubblicati. Una volta online, immagini e informazioni possono essere difficili da eliminare e possono circolare in spazi non sicuri. Occorre aiutare ragazze e ragazzi a riflettere prima di condividere, comprendendo l’importanza della privacy.

Infine, senza una corretta educazione digitale, cresce il rischio di cyberbullismo, che può assumere molte forme – dalle molestie al furto d’identità – e che risulta più difficile da riconoscere e contrastare proprio perché avviene senza contatto diretto.

Quando il rischio di sovraesposizione proviene dai genitori: lo “sharenting”

Il neologismo “sharenting” deriva dalla fusione delle parole inglesi sharing (condividere) e parenting (esercitare il ruolo di genitore) e indica la pratica di condividere contenuti riguardanti i propri figli online. Questo fenomeno tanto recente quanto diffuso, oltre ad avere un impatto diretto sulla relazione genitori-figli, rappresenta un rischio in termini di utilizzo improprio o a fini pedopornografici delle immagini da parte di terzi, e può permettere un accesso facile a informazioni riservate tramite geolocalizzazione o riconoscibilità dei luoghi pubblici ritratti.

Secondo una ricerca dell’Italian Journal of Pediatrics condotta su un campione di oltre 400 genitori con figli di età compresa tra 0 e 16 anni, circa due terzi dei partecipanti condivide fotografie e video dei propri figli sulle piattaforme social, con una frequenza che può variare da poche volte all'anno a diverse volte al mese o alla settimana. La condivisione spesso comincia dal periodo della gravidanza e in buona parte dei casi (40%) prima del compimento del secondo anno di vita.

La consapevolezza che questa pratica possa rappresentare un abuso e una violazione del diritto alla privacy delle persone di minore età è molto bassa (1 su 4), per questo UNICEF Italia vuole aiutare i genitori a comprendere meglio il fenomeno dello “sharenting” e prevenire i rischi ad esso correlati. 

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