Ogni giorno nel mondo muoiono 18.000 bambini, dei quali la maggior parte vive in Africa e in Asia meridionale, e che perde la vita per malattie facili da prevenire o curare, e che in Occidente sono state debellate: la malaria, il morbillo, la diarrea e l’AIDS, insieme provocano circa il 30% della mortalità infantile a livello globale. 

Difendere la salute dei bambini significa innanzitutto combattere la povertà e le scarse conoscenze in tema di igienenutrizione e prevenzione delle malattie.

L'azione dell'UNICEF

Sin dai primi anni Ottanta, l'UNICEF ha identificato nelle misure ad alta efficacia e a basso costo la soluzione per vincere le sfide della sopravvivenza infantile nei paesi più poveri. 

Dal 2002, ad esempio, l'UNICEF promuove in Africa centrale e occidentale una strategia denominata ACSD (Sviluppo accelerato per sopravvivenza e lo sviluppo della prima infanzia) che fonda il proprio successo su misure preventive e terapeutiche a basso costo e sulla gestione comunitaria e familiare delle stesse. 

In aree di crisi umanitaria o colpite dai conflitti, i bambini sotto i 5 anni muoiono soprattutto di infezioni respiratorie non curate, diarrea e malattie contagiose a causa della devastazione dei sistemi sanitari, della carenza di personale medico preparato, del peggioramento nelle condizioni igieniche e nutrizionali. 

In questi casi l'UNICEF ha spesso il ruolo di agenzia leader per la tutela salute infantile: nella prima fase della crisi l'azione si concentra sulla fornitura di farmaci salva-vita, sulle vaccinazioni e sulla prevenzione delle epidemie. In seguito, l'UNICEF lavora per ricostituire il sistema sanitario periferico e per trasformare progressivamente l'intervento di emergenza in programma di sviluppo a lungo termine.

Già prima della pandemia da COVID-19, erano 47 milioni i bambini che soffrivano di malnutrizione acuta nel 2019. Senza un'azione urgente, il numero globale di questi bambini potrebbe raggiungere la cifra di quasi 54 milioni nel corso dell'anno. Questo porterebbe la malnutrizione a livelli mai visti in questo millennio.

Francesco Samengo, Presidente UNICEF Italia

Malnutrizione

Nel mondo oltre 200 milioni di bambini soffrono di qualche forma di malnutrizione.  

Secondo gli ultimi dati sono circa 151 milioni i bambini affetti da malnutrizione cronica, mentre 50,5 milioni sono quelli colpiti da malnutrizione acuta.  

Nel 2017, la malnutrizione è stata concausa di circa 3 milioni di decessi infantili - oltre il 50% della mortalità infantile globale. 

Altrettanto preoccupanti i dati sull'obesità infantile. A livello globale, nel 2017 circa 38,3 milioni di bambini sotto i 5 anni risultavano in sovrappeso: 8 milioni in più rispetto ai 30,1 milioni del 2000. 

In Italia, nel biennio 2017-2018, si stimano circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti in eccesso di peso, pari al 25,2% della popolazione di 3-17 anni.

Un bambino viene pesato in una postazione sanitaria nel villaggio di Sidorejo, in Indonesia

L'azione dell'UNICEF

La buona nutrizione inizia alla nascita: per questo l'allattamento al seno è da sempre uno dei cavalli di battaglia dell'UNICEF e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), promotori tra l'altro di un Codice sulla commercializzazione dei surrogati del latte materno.  

Nelle situazioni di emergenza, l'UNICEF intensifica le misure abituali di lotta alla fame e mette in campo interventi straordinari come i Centri Terapeutici Nutrizionali, dove vengono applicati i protocolli salva-vita elaborati dall'OMS, e gli alimenti terapeutici pronti all'uso

Questa categoria di alimenti si presta per essere somministrata sia sotto controllo medico sia in famiglia: dal 1995 a oggi l'UNICEF ha espanso la distribuzione di alimenti terapeutici pronti all'uso, spostando la cura della malnutrizione dalle strutture ospedaliere alle comunità locali, con risultati molto incoraggianti.

Vaccinazione

Secondo i nuovi dati resi noti da Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e UNICEF, nel 2018 20 milioni di bambini nella fascia di età tra 0 e 1 anno non hanno ricevuto la dose di vaccino trivalente contro difterite, tetano e pertosse (DTP3). 
Sempre in riferimento ai bambini sotto l'anno di età, la copertura vaccinale contro il morbillo si è arrestata intorno all'86%, ben al di sotto del livello di sicurezza (95%) raccomandato dall'OMS. 
La maggior parte dei bambini non vaccinati, vive nei paesi più poveri, più fragili rispetto ai cambiamenti climatici o colpiti da conflitti armati.  

Gravi disparità nell'accesso ai vaccini persistono fra i diversi Stati e al loro interno. Ciò ha portato a devastanti epidemie di morbillo in molte parti del mondo, inclusi in paesi che hanno complessivamente elevati tassi di copertura vaccinale, come ad esempio l’Italia. 

Nel 2018 sono stati segnalati globalmente quasi 350.000 casi di morbillo, più del doppio rispetto al 2017.

18mila

bambini che muoiono ogni giorno nel mondo

200milioni

bambini malnutriti

20 milioni

bambini che non hanno ricevuto la dose di vaccino trivalente (DTP3) nel 2018

La negligenza vaccinale nei paesi ricchi

Secondo il rapporto UNICEF-OMS, gli Stati Uniti sono in cima alla graduatoria dei paesi ad alto reddito per numero di bambini che non hanno ricevuto la prima dose di vaccino contro il morbillo nel 2018.  

A seguire, Francia e Regno Unito con rispettivamente 72.000 e 61.000 bambini privi di copertura vaccinale.  

L’Italia è al quinto posto di questa poco onorevole classifica: il tasso di copertura (93%) sta risalendo grazie alle misure recenti (ripristino dell'obbligatorietà), ma ancora 31.922 bambini non hanno ricevuto la prima dose di vaccino contro il morbillo. 

Insieme a partner come GAVI (l'Alleanza Globale per i Vaccini) e l'OMS, l'UNICEF sostiene gli Stati nel loro impegno per potenziare i sistemi nazionali di vaccinazione e per contrastare le epidemie.   

Il nostro lavoro va dal sostegno alle vaccinazioni di routine (nei paesi più poveri) alle campagne di emergenza, alla formazione e aggiornamento degli operatori sanitari.

Salute mentale

I problemi di salute mentale costituiscono un grosso fardello di malattia per gli adolescenti a livello globale. Si stima che ogni anno fino a un adolescente su cinque soffra di un disturbo mentale, l'autolesionismo è la terza causa principale di morte per gli adolescenti e la depressione è tra le principali cause di disabilità.  

Nell'Agenda dello Sviluppo Sostenibile, la salute mentale è stata riconosciuta in modo più critico come una componente importante dell'agenda globale per la salute. L'obiettivo 3.4 dell'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) mira a ridurre la mortalità prematura dovuta a malattie non trasmissibili attraverso la prevenzione e il trattamento, nonché a promuovere la salute mentale e il benessere. 

 L'inclusione della salute mentale nell'agenda dello sviluppo sostenibile è un passo cruciale verso la riduzione dei decessi prevenibili tra gli adolescenti. 

Nonostante il riconoscimento globale dell'importanza della salute mentale, lo slancio per le azioni programmatiche e politiche è stato lento: un fattore che contribuisce alla mancanza di progressi è la mancanza di dati empirici sulla salute mentale e soprattutto sulla salute mentale tra gli adolescenti. Due terzi dei paesi non dispongono di dati sui disturbi mentali e, per i paesi che ne dispongono, questi dati spesso non sono disponibili per i bambini e gli adolescenti. I dati sulla salute mentale degli adolescenti, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, sono urgentemente necessari.

Cosa si può fare

Il campo della misurazione della salute mentale ha una lunga storia di screening e diagnosi dei sintomi utilizzando una varietà di strumenti convalidati in ambito clinico e scolastico. Tuttavia, esiste una carenza di strumenti convalidati e di dati di prevalenza per la misurazione delle condizioni di salute mentale degli adolescenti a livello di popolazione. 

L'UNICEF, con il supporto di esperti, sta conducendo uno sforzo per sviluppare uno strumento di raccolta dati per catturare informazioni sulla salute mentale degli adolescenti a livello di popolazione nei paesi a basso e medio reddito. La validazione e l'adattamento dello strumento in diversi contesti comporterà un mix di approcci qualitativi e quantitativi, compresa la validazione clinica della depressione, dell'ansia e del suicidio. Il risultato finale sarà uno strumento da utilizzare nelle indagini sulle famiglie per valutare la prevalenza di condizioni di salute mentale tra gli adolescenti di età compresa tra 10-14 e 15-19 anni che sarà disaggregata per caratteristiche demografiche, socio-economiche e aree geografiche subnazionali per catturare modelli di equità.

Documenti disponibili

La vita in famiglia ai tempi del Coronavirus, UNICEF Italiapdf / 3.67 Mb

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Altri risultati preliminari evidenziati dalla ricerca (La vita in famiglia ai tempi del Coronavirus), UNICEF Italia pdf / 142 kb

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A future for the world's children?, WHO UNICEFpdf / 7.13 Mb

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Strategy for Health 2016-2030, UNICEFpdf / 1.49 Mb

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The State of food security and nutrition in the world (2020), FAO, IFAD, UNICEF, WFP and WHOpdf / 12.28 Mb

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