Diritti dei bambini

Bullismo e Cyberbullismo

Il contrasto dei fenomeni del bullismo tradizionale e di quello online, conosciuto come cyberbullismo, rappresenta una sfida globale dalla quale non possiamo sottrarci.

Gli effetti dannosi di tali comportamenti hanno implicazioni sociali molto ampie, sia per le vittime che per gli autori: tra queste, c’è lo sviluppo sociale personale, l'educazione ed il benessere psico-fisico dei minorenni, con effetti negativi che possono protrarsi fino all'età adulta.

Il bullismo ed il cyberbullismo, che risultano essere molto diffusi nei paesi ad alto reddito, sono fenomeni che richiedono un intervento politico efficace e misurato, proprio perché la loro diffusione provoca effetti dannosi sull’apprendimento e sul comportamento dei minorenni tali da ridurre l’efficacia degli investimenti pubblici nell’istruzione e nel benessere dei bambini di ogni paese.

Il bullismo

Il bullismo può essere definito come un comportamento intenzionale e aggressivo che si verifica ripetutamente contro una o più vittime con le quali vi è un reale o percepito squilibrio di potere. Normalmente le vittime si sentono totalmente vulnerabili ed incapaci di difendersi autonomamente. L’aggressione può essere fisica nei confronti di persone o beni di proprietà, oppure verbale, sia diretta che indiretta: tra le forme di aggressione verbale diretta ci sono gli insulti e le minacce, tra quelle indirette c’è la diffusione di voci finalizzate al danneggiamento della reputazione altrui e l'esclusione da un gruppo.

Il bullismo di solito si manifesta senza provocazione e costituisce una forma di violenza tra pari, una dinamica dove i bulli spesso agiscono per frustrazione, rabbia o per raggiungere uno status sociale dominante.

Il bullismo non dovrebbe mai essere accettato come qualcosa di normale ed è compito di tutto portarlo allo scoperto

Henrietta H. Fore, Direttrice Esecutiva dell’UNICEF

Il cyberbullismo

Il cyberbullismo ha le stesse caratteristiche del bullismo tradizionale, con la particolarità che questo si manifesta attraverso la rete internet, in diverse forme e con conseguenze potenzialmente più gravi del bullismo offline.

Per cyberbullismo si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione e diffusione illecita di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica. Le finalità sono le stesse del bullismo tradizionale, ma nel cyberbullismo il comportamento lesivo ha maggior risonanza e risulta spesso inarrestabile, negando alla vittima qualsiasi rifugio o via di fuga.

Le forme di manifestazione del cyberbullismo

Il cyberbullismo è una forma di manifestazione del bullismo tradizione che, a sua volta, può manifestarsi in varie modalità, con caratteristiche e conseguenze spesso diverse tra loro. Proprio per la continua evoluzione della rete e delle nuove tecnologie, le forme di manifestazione del cyberbullismo possono variare ed aumentare nel tempo. Si passa dai più comuni come l’harassment e denigration fino a forme più particolari ed articolate come il revenge porn o l’impersonation (furto di identità).

Di seguito le principali forme di manifestazione del cyberbullismo:

  • Harassment: consiste nell’invio ripetuto nel tempo di messaggi offensivi, denigratori e disturbanti, attraverso qualsiasi canale di comunicazione digitale.
  • Cyberstalking: una sorta di cyber-persecuzione che avviene quando l’harassment diviene talmente insistente ed intimidatorio da indurre la vittima a temere per la propria sicurezza.
  • Denigration: l’obiettivo dell’autore è, in questo caso, quello di danneggiare la reputazione altrui, denigrandolo pubblicamente.
  • Revenge porn: una forma di denigration che consiste nella condivisione pubblica di immagini o video che ritraggono la vittima in atteggiamenti sessualmente espliciti, senza il consenso della stessa.
  • Outing and trickery: simile al revenge porn, consiste nella diffusione di confidenze apprese direttamente dalla vittima.
  • Impersonation: la sostituzione di una persona attraverso la violazione di account privati.
  • Exclusion: consiste nell’escludere intenzionalmente la vittima da un gruppo online

La legge italiana sul cyberbullismo

L’Italia è stato il primo paese europeo ad introdurre la parola cyberbullismo all’interno del proprio ordinamento, grazie all’approvazione della legge n.71 del 29 maggio 2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo.”

L’UNICEF Italia si è da subito mostrato soddisfatto per il testo della legge, considerando senz’altro positiva la scelta di affrontare il fenomeno con un approccio che privilegi la mediazione, la sensibilizzazione e l’educazione. La legge infatti prevede il coinvolgimento attivo non solo delle istituzioni ma anche della scuola e dei genitori, finalizzato all’accrescimento della consapevolezza digitale.

Detto questo, l’UNICEF Italia ha più volte ribadito in occasione di incontri istituzionali ed audizioni parlamentari, quanto tale testo possa essere migliorato ed allineato agli standard internazionali di riferimento.

Il bullismo ed il cyberbullismo in cifre

Bullisimo e cyberbullismo, rappresenta una sfida globale dalla quale non possiamo sottrarci.

33%

minorenni tra i 13 e i 15 anni vittime di episodi di bullismo nel mondo

20%

minorenni tra 11 e 17 anni vittime di episodi di bullismo negli ultimi 12 mesi in Italia

9%

le vittime di bullismo in Italia che subiscono uno o più attacchi a settimana

L’azione di advocacy

L’UNICEF ha più volte evidenziato alcuni aspetti che la normativa italiana in materia di cyberbullismo dovrebbe tenere in considerazione:

  • Definizione di cyberbullismo: quel che manca nella definizione di cyberbullismo di cui all’articolo 1, comma 2 della legge n.71/2017 attiene a due elementi che la ricerca internazionale e la dottrina europea considera fondamentali per inquadrare il fenomeno:

    a.Uno squilibrio di potere o di forza;
    b.La reiterazione dei comportamenti nel tempo.
  • Fondi: La normativa vigente stanzia al comma 2 dell’articolo 6 203.000 euro annui per le esigenze connesse allo svolgimento delle attività di formazione in ambito scolastico e territoriale finalizzate alla sicurezza dell'utilizzo della rete internet e alla prevenzione e al contrasto del cyberbullismo. Considerate le circa 40.000 scuole presenti sul territorio nazionale, l’UNICEF Italia ritiene che tale cifra sia del tutto inidonea.

  • Raccolta dati, monitoraggio e valutazione: sarebbe del tutto auspicabile l’implementazione di un sistema di monitoraggio e valutazione delle attività svolte nelle scuole e, soprattutto, del servizio svolto dai referenti scolastici.

L’azione dell’UNICEF

Nel nostro paese, l’UNICEF Italia è attiva sul tema del bullismo e cyberbullismo su vari fronti. Dal un lato opera sulla sensibilizzazione e formazione attraverso progetti e attività diffuse sul territorio, dall’altro dialoga con le istituzioni promuovendo l’adeguamento della normativa italiana agli standard internazionali di riferimento, tale da garantire un’azione pubblica sempre più efficace e rispettosa dei diritti dei minorenni nel nostro paese.

L’UNICEF Italia fa parte dell’Advisory Board del progetto Safer Internet e, attraverso le sue attività di promozione dei diritti dei bambini e dei ragazzi rivolte al mondo della scuola, è impegnata nella promozione dell’uso sicuro della rete.

L’UNICEF Italia ha dedicato una particolare attenzione al tema elaborando uno specifico kit didattico per le scuole dal titolo Non perdiamoci di vista, attraverso il quale vuole accrescere la consapevolezza dei rischi legati a bullismo e al cyberbullismo con la realizzazione di percorsi educativi che consentano ai ragazzi di sviluppare maggior empatia e spirito di solidarietà.  

L’UNICEF Italia insieme all’Associazione CamMiNo, ha avviato il progetto “Legalità”, nelle scuole secondarie di secondo grado di varie città italiane, con un focus sul cyberbullismo e la sicurezza in rete.

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