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Salute

Salute dei bambini

 
Ogni anno malattie e malnutrizione uccidono quasi 10 milioni di bambini di età inferiore a 5 anni, e in metà dei casi i decessi si concentrano nelle prime settimane di vita.

In alcuni paesi dell'Africa subsahariana, la mortalità infantile è talmente elevata che un quinto dei bambini muoiono prima di compiere cinque anni: un tasso cinquanta volte superiore a quello che si registra in Italia!
 
Molti, fra i bambini che sopravvivono alle malattie, crescono con ritardi fisici o mentali, senza riuscire a sviluppare appieno le proprie potenzialità.

Sette volte su dieci, cause della mortalità infantile sono malattie banali, come la diarrea, o facilmente curabili, come il morbillo, la malaria o le infezioni dell'apparato respiratorio. In metà dei casi, gli effetti della malattia sono resi letali da uno stato di debilitazione complessiva dovuto alla malnutrizione o a carenze vitaminiche.

Nei paesi industrializzati, quasi nessun bambino muore più per simili ragioni. Non è dunque errato affermare che dietro alla morte per malattia di un bambino c'è quasi sempre lo spettro della povertà.

Lo stesso potrebbe dirsi per la mortalità materna: nel mondo, ogni minuto, una donna muore di parto o per complicazioni relative alla gravidanza. Il rischio di un decesso per queste ragioni è in media 250 volte più elevato per una donna africana che non per una donna europea.

 

Progressi storici, ma insufficienti

Questa triste realtà non deve farci però dimenticare che gli ultimi due decenni hanno segnato progressi mai visti finora, sul versante della tutela della salute materno-infantile nel mondo. 

Dal 1990 al 2007 la mortalità infantile nei Paesi in via di sviluppo è calata del 27%, la polio è quasi stata debellata, le disfunzioni da carenza di iodio sono state ridotte di due terzi grazie alle massicce campagne di iodurazione del sale da cucina, i tassi di copertura vaccinale si sono stabilizzati al di sopra del 70% della popolazione infantile globale, i servizi per la salute riproduttiva e la contraccezione hanno raggiunto 700 milioni di donne nel mondo.

Tuttavia, ciò che di positivo è stato fatto finora è ancora poca cosa rispetto a quanto sarebbe possibile realizzare, grazie alla crescita della ricchezza globale e ai mezzi messi a disposizione dai progressi della ricerca scientifica e tecnologica. La morte per banali malattie di migliaia di bambini ogni giorno è una vergogna da cancellare, per la civiltà ipertecnologica del terzo millennio.

Su questo problema la comunità internazionale ha raggiunto un consenso unanime, ponendo la riduzione drastica della mortalità materno-infantile in cima agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

 

Lotta alla mortalità infantile

Oltre 22.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno – circa un bambino ogni 3 secondi – in gran parte per cause prevenibili.
Nel 1960 morirono 20 milioni di bambini tra 0 e 5 anni; nel 2009 le morti sono scese a 8,1 milioni.
I progressi sono aumentati dagli anni ’90, soprattutto grazie alle campagne di vaccinazione di massa (sostenute dall’UNICEF) contro le 6 principali malattie letali per l’infanzia: morbillo, polio, tetano, pertosse, difterite e TBC.
Nel 2009, ogni giorno sono morti 10.000 bambini sotto i 5 anni in meno rispetto al 1990;
Nel 2009, il tasso globale di mortalità 0-5 anni registrava 60 bambini morti ogni 1.000 nati vivi, cioè il 28% in meno rispetto al 1990; 61 PVS sono sulla via di raggiungere l’OSM 4.

Il tasso di diminuzione della mortalità 0-5 anni è aumentato negli anni 2000-2008 rispetto agli anni ’90 (2,3% per gli anni 2000-2008, rispetto all’1,4% degli anni 1990-2000).

La maggior parte dei decessi infantili è riconducibile a 6 cause principali: infezioni neonatali, parti prematuri, mancanza d’ossigeno alla nascita, polmonite, diarrea, malaria. Polmonite e diarrea sono le prime cause singole di mortalità infantile, responsabili rispettivamente del 17 e 16% dei decessi; le complicazioni neonatali incidono per il 37%, la malaria per il 7%, il morbillo per il 4%, incidenti e ferite per un altro 4%, l’AIDS per il 2%.

Oltre 1/3 delle morti infantili hanno come causa concomitante la malnutrizione materna e infantile. E in oltre la metà delle morti di bambini la malnutrizione gioca comunque un ruolo.

Nei paesi in via di sviluppo i bambini con meno di un anno di vita corrono un rischio di morte quasi 10 volte maggiore rispetto ai neonati dei paesi industrializzati.

In termini assoluti, metà di tutti i decessi infantili avvengono in appena 5 paesi e oltre l’80% di tutti i bambini morti nel 2009 viveva nell’Africa sub-sahariana o in Asia meridionale.

La regione dell’Africa occidentale e centrale ha i più alti tassi di mortalità infantile sotto i 5 anni (2009): 150 bambini morti prima del 5° compleanno ogni 1.000 nati vivi.

Il paese con il più alto tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni (2009) è il Ciad, con 209 bambini morti prima del 5° compleanno ogni 1.000 nati vivi, il secondo l’Afghanistan, con 199 morti ogni 1.000 nati.

Il paese con il più alto numero di decessi infantili (2009) è l’India, con 1,72 milioni di bambini che non arrivano al 5° compleanno.


Gli interventi più efficaci per ridurre la mortalità infantile


Gli interventi singoli che incidono maggiormente nel ridurre la mortalità infantile sono:

  •   L’allattamento esclusivo al seno nei primi 6 mesi di vita del bambino, che incide per circa il 13%;
  •   L’uso corretto di zanzariere trattate con insetticida contro la malaria, che incide per circa il 7%;

  •   Il corretto utilizzo di alimenti complementari all’allattamento al seno dopo i 6 mesi, che incide per il 6%;
  •   L’uso in via preventiva d’integratori di zinco, che incide per circa il 5%;
  •   Il vaccino contro la tubercolosi e l’adeguata assistenza al parto, che incidono entrambi per un 4%;
  •   La disponibilità d’acqua potabile e condizioni igieniche adeguate, che incide per un 3%;
  •   La somministrazione di vitamina A, la vaccinazione contro il tetano neonatale, cure neonatali adeguate,  l’uso  di nevirapina e di sostituti appropriati dell’allattamento al seno per le donne sieropositive, interventi che incidono ciascuno per un 2%;
  •   Il vaccino contro il morbillo e il trattamento periodico per la prevenzione della malaria durante la gravidanza,  che incidono per circa l’1%.



Un esempio del lavoro dell’UNICEF: la “Strategia accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo della prima infanzia”


Da alcuni anni, nei paesi dell’Africa occidentale e centrale – dove si registra oltre 1/4 dei decessi infantili sotto i 5 anni - l’UNICEF attua un programma di lotta alla mortalità infantile e materna, che – integrando l’assistenza al parto e visite prenatali regolari con campagne di vaccinazione a tappeto, la diffusione di sale iodato, vitamina A, integratori contro l’anemia e zanzariere trattate con insetticida - ha già consentito di ridurre sensibilmente la mortalità infantile in diversi paesi dell’area.

Tale iniziativa - denominata “Strategia accelerata per la sopravvivenza e lo sviluppo della prima infanzia”, o ACSD (“Accelerated Child Survival and Development Initiative”) - è stata avviata dall’UNICEF nel 2002 in 100 distretti di 11 paesi dell’Africa occidentale, e si sostanzia nella somministrazione di un pacchetto integrato di interventi di base in modo capillare, sostenibile ed estensivo: il “pacchetto” ACSD integra interventi su scala nazionale con interventi nelle singole comunità locali e comprende, oltre agli interventi già citati, la promozione dell’allattamento esclusivo al seno, la fornitura di sali di reidratazione orale contro la diarrea acuta, la formazione delle comunità locali su nutrizione e salute infantile.

Nel complesso, la strategia è diretta a migliorare le generali condizioni di salute dei bambini e delle loro madri, per un verso mediante la riforma dei programmi sanitari nazionali e, dall’altro, attraverso interventi sanitari nelle comunità locali, attivando a livello familiare pratiche d’assistenza semplici ma efficaci e sostenibili.

Il Comitato Italiano per l’UNICEF dal 2008 sostiene la “Strategia accelerata” in Africa occidentale e centrale, inizialmente in 6 paesi: Benin, Repubblica Democratica del Congo, Ghana, Guinea Bissau, Senegal e Togo; dal  2009 anche in Repubblica Centrafricana e Ciad. L’obiettivo è produrre, in 3 anni, una riduzione media della mortalità infantile del 25%. La popolazione indirettamente beneficiaria è di 123 milioni - più di 22 milioni i bambini sotto i 5 anni. Tra settembre 2008 e 2010 l’UNICEF Italia ha destinato al progetto 8.167.624 euro. A giugno 2010, grazie al sostegno italiano erano state salvate le vite di 229.348 bambini e 9.415 madri.

Visita il progetto "8 paesi africani: contro la mortalità infantile"


Maternità sicura: l’obiettivo dimenticato del millennio

L’Obiettivo di sviluppo del millennio prevede di ridurre del 75% la mortalità materna entro il 2015. Ma è forse l’OSM più lontano e difficile da raggiungere, e quello segnato da maggiori diseguaglianze: il divario nel rischio di mortalità materna tra il mondo industrializzato e i paesi in via di sviluppo, specie quelli meno sviluppati, è stato definito “il più ampio divario del mondo in ambito sanitario”. Infatti una donna di un paese povero è, nel corso della sua vita, 300 volte più esposta al rischio di morire a causa di complicazioni dovute alla gravidanza o al parto di una donna che viva in un paese industrializzato.

I dati

•    Il 99% di tutti i decessi materni nel 2008 (ultimo anno per cui si dispone di dati verificati) è avvenuto nei paesi in via di sviluppo.
•    Africa e Asia registrano il 97% dei decessi materni nel mondo, con proporzioni particolarmente elevate in Africa sub-sahariana (50% del totale) e Asia meridionale (35%).
•    Ci sono dei progressi: il numero di donne che muoiono per complicazioni legate alla gravidanza e al parto è diminuito del 34%, da un valore stimato di 546.000 nel 1990 a 358.000 donne morte nel 2008, secondo il rapporto 2010 "Trends in maternal mortality" realizzato da OMS, UNICEF, UNFPA e Banca Mondiale.
•    Tuttavia, il tasso di diminuzione è meno della metà di quanto sarebbe necessario per conseguire l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio di ridurre il tasso di mortalità materna del 75% tra il 1990 e il 2015: il calo del 34% rispetto al 1990 equivale a una diminuzione media annua di appena il 2,3%, contro il 5,5% che sarebbe necessario per raggiungere l’obiettivo.
•    Le mamme continuano a morire per quattro cause principali: gravi emorragie post parto, infezioni, crisi ipertensive, e aborti effettuati in condizioni non sicure.
•    Nel 2008 ogni giorno circa 1.000 donne sono morte a causa di queste complicazioni. 570 di queste vivevano nell'Africa sub-sahariana e 300 nell’Asia meridionale  - solo 5 in paesi ad alto reddito. Tuttavia, anche in Africa sub-sahariana si sono verificati progressi: la mortalità materna è diminuita del 26%. In Asia il numero di decessi materni si stima sia sceso tra il 1990 e il 2008 del 52%.
•    Per ogni donna che muore per cause legate alla gravidanza, altre 20 subiscono lesioni o infezioni e rimangono invalide.
•    Alla mortalità materna si accompagnano anche alti tassi di mortalità neonatale (il 40 % circa della mortalità infantile è da attribuirsi a cause neonatali): ogni anno 4 milioni di neonati muoiono entro i primi 28 giorni di vita. Un bambino nato in un paese meno sviluppato ha quasi 14 volte più probabilità di morire nei primi 28 giorni di vita di un bambino nato in un paese industrializzato e per ogni bambino che muore, altri 20 subiscono lesioni durante il parto, complicazioni dovute al parto pre-termine o altre patologie neonatali. Anche la malnutrizione delle madri in gravidanza ha uno stretto legame con la malnutrizione neonatale e infantile, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.
•    Afghanistan (mortalità materna 1.400 su 100.000, pari a un rischio di 1 a 11), Ciad e Somalia (mortalità materna 1.200 su 100.000, pari a un rischio di 1 a 14), Guinea Bissau (1.000, rischio 1 su 18) e Sierra Leone (970 su 100.000, pari a un rischio di 1 su 21) sono fra i paesi con la più alta mortalità materna e neonatale.

Visita il progetto "Lotta alla mortalità materna e infantile" in Afghanistan