Programmi

Inclusione sociale

Per ogni bambino la giusta opportunità

Al giorno d’oggi, guardandoci intorno, ci troviamo di fronte a una verità scomoda ma innegabile: la sorte di milioni di bambini dipende semplicemente dal paese in cui si trovano, dalla comunità che li circonda, dal genere, dal ceto sociale e dalle circostanze in cui sono nati.  

A livello globale, 356 milioni di bambini sotto i 18 anni vivono in condizioni di povertà estrema, in famiglie che dispongono di un reddito inferiore a 1,90 dollari al giorno a persona. E la povertà assume forme molteplici, con famiglie che sperimentano una povertà di carattere multidimensionale, soffrendo contemporaneamente di molteplici privazioni e violazioni dei diritti fondamentali.  

Questi bambini non hanno spesso alcun accesso ai servizi essenziali e si trovano ad affrontare una serie di svantaggi spesso aggravati da discriminazioni, per motivi di genere, disabilità, lingua, etnia o provenienza. Sia a livello normativo che nelle politiche adottate, il lavoro dell’UNICEF sottolinea la necessità di affrontare le disuguaglianze, nello sforzo di proteggere i bambini e di realizzarne pienamente i diritti, con un impegno in più: quello di raggiungere i bambini e gli adolescenti che vivono nelle condizioni di estrema marginalità, i più poveri tra i poveri.  

E dopo un anno di pandemia di COVID-19, nei paesi in via di sviluppo si prevede un aumento del 15% della povertà infantile, con ulteriori 140 milioni di bambini che si ritroveranno in famiglie al di sotto della soglia di povertà.

356 milioni

Bambini vivono in povertà estrema

130milioni

I bambini raggiunti in 93 paesi con programmi di sussidi in denaro

2,2 milioni

i bambini con disabilità assistiti in 144 paesi

Bambini in guerra

I bambini nelle zone di conflitto sono particolarmente esposti alla miseria, costretti a vivere in famiglie in condizioni di povertà estrema. Sono decine di milioni i bambini e gli adolescenti che vivono in zone di conflitto ad alta intensità, molti di più in aree colpite dai cambiamenti climatici, che rappresentano spesso un fattore determinante di nuovi conflitti, violenze e instabilità.

Nei conflitti, e nei disastri, i bambini soffrono per primi e soffrono di più. Durante le emergenze umanitarie i bambini sono particolarmente vulnerabili a malattie, malnutrizione e violenze. I bambini che vivono in aree di conflitto sono i più poveri: è più probabile che vivano in condizioni di estrema povertà o non abbiano accesso alla scuola primaria.

Il caos e l'insicurezza della guerra minacciano o impediscono l'accesso al cibo, a ripari sicuri, all'assistenza sociale e sanitaria, con una maggiore vulnerabilità delle comunità, e in particolare dei bambini. 

L'UNICEF adotta strategie mirate per bambini e famiglie vittime di guerre ed emergenze, per sostenere gli interventi necessari alla loro protezione, e per salvare vite umane e garantirne i diritti, ovunque e in qualsiasi condizione.

Iraq, Nabaa, 17 anni gioca una partita di basket alla Al-Yaqatha High School

Povertà infantile

In tutto il mondo, i bambini più poveri hanno il doppio delle probabilità di morire durante l'infanzia rispetto ai loro coetanei più ricchi. Per coloro che crescono in crisi umanitarie, aumentano i rischi di privazione ed esclusione. Anche nei paesi più ricchi del mondo, troppi bambini crescono in condizioni di povertà e soffrono per scarsi standard di vita, sviluppando competenze non adeguae e guadagnano salari più bassi una volta adulti.  

Tuttavia, solo un numero limitato di stati ha fissato l'eliminazione della povertà infantile come priorità nazionale. L'UNICEF incoraggia i governi a monitorare la povertà infantile e ad attuare politiche sociali ed economiche per garantire un maggior livello di protezione sociale. 

Secondo l’ultimo rapporto UNICEF sui bambini nei paesi ricchi, condotto in 41 tea paesi OCSE ed UE, i servizi per l’infanzia di qualità a costi contenuti risultano inaccessibili in molti paesi: nelle famiglie ad alto reddito meno della metà dei bambini sotto i 3 anni riceve educazione e cure per la prima infanzia, meno di 1 bambino su 3 in quelle a basso reddito. Tra i paesi analizzati, l’Italia figura 15ª. Il rapporto A che punto è l’assistenza all’infanzia nei paesi ricchi?  registra anche l’impatto del COVID-19 per le chiusure dei servizi per l’infanzia, con molti genitori che hanno avuto difficoltà nel trovare un equilibrio tra le cura dei propri figli e le responsabilità lavorative, con molti altri che hanno perso il lavoro cadendo in povertà. 

Per rispondere alla crisi socioeconomica drammaticamente acuita dal COVID-19, che ha aggravato la vulnerabilità dei bambini in condizioni di povertà infantile, nel 2020 abbiamo operato in 156 paesi, 126 dei quali in condizioni d’emergenza, attraverso programmi mirati. Tra i risultati conseguiti, la raccolta, misurazione ed analisi dei dati ha condotto all’adozione di politiche e programmi che in 31 paesi hanno condotto ad una riduzione tangibile della povertà infantile, anche grazie alle strategie di advocacy intraprese dall’UNICEF.

Protezione sociale

La protezione sociale copre una gamma di politiche e programmi mirati a ridurre le conseguenze permanenti della povertà ed esclusione. Comprende aiuti economici, compresi i sussidi per i figli, i pasti a scuola, l’assistenza per sviluppare nuove competenze ed altro ancora. Tutto ciò che collega le famiglie a scuola, servizi sanitari, alimentazione sana per offrire a tutti bambini migliori opportunità nella vita.  

Circa due terzi dei bambini del mondo non sono ancora protetti dagli effetti della povertà e della discriminazione. L'UNICEF opera per accrescere il numero di bambini assistiti tramite sussidi in denaro e aiuta i paesi a potenziare i propri sistemi di protezione sociale, affinché le famiglie abbiano un migliore accesso ai servizi essenziali, alle opportunità lavorative e alle misure di sostegno al reddito, ove necessario. 

Nel 2020, oltre 130 milioni di bambini in 93 paesi sono stati raggiunti con programmi di sussidi in denaro sostenuti dall'UNICEF come forma di sostegno sociale, e in 16 paesi abbiamo sostenuto e potenziato o sistemi di protezione sociale in grado di fornire risposte mirate a situazione di crisi ed emergenza.

Minori con disabilità

I bambini con disabilità sono tra i soggetti più a rischio di emarginazione sociale. Ogni giorno, soprattutto nei Paesi più poveri - ma non solo - devono fare i conti con comportamenti discriminatori, leggi e politiche sociali carenti e concrete barriere alla realizzazione dei propri diritti nella scuola, nella sanità e nella vita di tutti i giorni. 

Nel 2020, l'UNICEF ha fornito assistenza a 2,2 milioni di bambini con disabilità in 144 paesi, attraverso programmi di sviluppo e d’emergenza attenti ai loro peculiari bisogni di inclusione sociale.

Nei contesti di emergenza, il 44% degli Uffici Paese dell'UNICEF ha sistematicamente incluso i bisogni dei minori con disabilità negli interventi di risposta e, livello globale, oltre 152.000 bambini con disabilità hanno ricevuto dispositivi e prodotti di supporto, come, ad esempio, apparecchi acustici, stampelle, sedie a rotelle e ausili in braille, o kit di materiali didattici e socio-ricreativi contenenti prodotti adattati alla loro diversa abilità.

Danilo, 9 mesi, è nato con la sindrome da Zika congenita a Città del Guatemala

Giovani adolescenti

L'adolescenza è un'età di fondamentale importanza. È durante questo secondo decennio di vita che le disuguaglianze e la povertà si manifestano più duramente. I giovani poveri o emarginati hanno meno probabilità di compiere durante l'adolescenza il passaggio all'istruzione secondaria, mentre hanno più probabilità di patire forme di sfruttamento, di abuso e di violenza come il lavoro domestico e il matrimonio precoce, soprattutto se sono di sesso femminile. 

L'articolo 12 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza consacra la partecipazione come diritto umano fondamentale. La partecipazione consiste nell'essere informati, coinvolti e aver influenza sulle decisioni e le questioni che riguardano la propria vita, sia nella sfera privata sia in quella pubblica. Nel corso del 2020, nonostante e come mobilitazione contro il COVID-19, oltre 7,2 milioni di adolescenti in 122 paesi sono stati coinvolti, hanno partecipato o guidato iniziative di impegno civico supportate dall'UNICEF, superando gli obiettivi fissati nei contesti umanitari e di sviluppo.

Uguaglianza di genere

Le bambine vivono le disuguaglianze di genere nelle loro case e nelle loro comunità quotidianamente: responsabilità inique nelle faccende domestiche, disparità nei salari, scarsa rappresentanza in politica, nei media e nel mondo del lavoro sono solo alcune delle differenze più evidenti tra le figure femminili e maschili. 

Dal 2018, l'UNICEF ha avviato l'attuazione di un Piano d'Azione perl’Uguaglianza  di genere, che comprende la positiva socializzazione sulle questioni di genere come una nuova area di lavoro, volta a cambiare norme e pratiche di genere che causano discriminazione. Nelle attività legate alle questioni di genere, l'UNICEF pone attenzione a principi della genitorialità positiva, dell’ emancipazione delle ragazze adolescenti,  alle strategie di comunicazione e alla produzione di evidenze comprovate da dati e riscontri fattuali. Nel 2020, il numero di paesi che con il sostegno dell’UNICEF hanno promosso programmi e strategie attente alle questioni di genere è più che triplicato rispetto al 2019: un totale di 88 paesi hanno attuato programmi mirati per l’uguaglianza di genere, per modelli genitoriali in questo senso positivi, sistemi di formazione specifica per gli operatori in prima linea, e per interventi multisettoriali diretti a contrastare le norme di genere causa di pratiche nocive.

Pagina aggiornata al 30 luglio 2021

Documenti disponibili

Ogni bambino ha una giusta opportunità nella vita - Programmi e Risultati UNICEF_30/7/2021pdf / 531 kb

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L’Azione Globale dell’UNCEF- Quadro dei Risultati_30/7/2021pdf / 1.25 Mb

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