Proteggere ogni bambino da abusi e sfruttamento

Sfruttamento del lavoro minorile. Sfollamento e migrazioni forzate. Traffico di minori. Sfruttamento sessuale. Mutilazioni genitali femminili. Spose bambine. Bambini-soldato. Abusi e discipline educative violente. Milioni di bambini nel mondo sono vittime delle peggiori forme di violenza, molti altri sono potenzialmente a rischio e non ricevono la giusta protezione. E cresce sempre di più l’allarme per il rapido aumento di immagini di minori generate dall'Intelligenza Artificiale (IA) a sfondo sessuale, o per contenuti falsi e spesso pericolosi, i deepfake.

L’azione dell’UNICEF attraverso il Programma Protezione dell’Infanzia affronta in oltre 150 paesi la complessità di fenomeni  su richiamati solo in parte, in coordinamento con i governi, la società civile e il settore privato, per assicurare un ambiente protettivo per l’infanzia e l’adolescenza. Il lavoro dell'UNICEF è diretto a proteggere i bambini in ogni contesto, siano le loro case, scuole e comunità, a volta anche da chi dovrebbe prendersene cura, o in situazioni di fragilità, conflitto o d’emergenza, per rafforzare le reti di protezione e sostenere i servizi cruciali per i bambini a rischio.

Le violenze sull’infanzia: barriere non riconosciute né denunciate

Le violazioni dei diritti dei bambini hanno luogo in ogni paese e costituiscono barriere non riconosciute né denunciate, oltre che violazioni dei diritti umani dei minori stessi, con le vittime esposte al rischio di morte, a condizioni precarie di salute fisica e mentale, problemi di apprendimento, povertà, discriminazione ed emarginazione. Violenze, abusi e sfruttamento non sono perpetrati soltanto da sconosciuti, ma anche da chi gode di maggiore fiducia da parte dei piccoli, come i familiari, i membri della comunità, gli insegnanti o altri bambini.

Gli abusi rimangono spesso nascosti, perché le vittime hanno paura, si vergognano, ma anche perché vi sono pratiche implicitamente accettate dalla comunità, con la violenza domestica spesso interiorizzata come disciplina educativa e radicata in capacità genitoriali inadeguate, la violenza sessuale che supera confini geografici, culturali ed economici. Istituzioni, famiglie ed individui devono essere sensibilizzati, affinché si prenda coscienza della vera natura di abusi e violenze, e perché chi li commette non rimanga anonimo e impunito.

In cifre

400milioni

bambini vittime di discipline educative violente

138milioni 

bambini coinvolti nel lavoro minorile

640milioni

ragazze e donne date in spose da bambine

La registrazione alla nascita: la base dei diritti e della protezione dell’infanzia

La registrazione alla nascita è il primo atto ufficiale che riconosce legalmente un bambino, consentendo identità legale, accesso ai servizi e difesa dei bambini da rischi e pericoli. L'UNICEF supporta i governi perché sia promossa e agevolata, le famiglie e le comunità affinché ne beneficino, per la registrazione di ogni bambino.

Garantendo che i bambini siano immediatamente riconosciuti dalla legge, acquisiscano il diritto al nome, alla cittadinanza e che fin dai primi momenti di vita possano godere dei loro diritti, la registrazione dei bambini alla nascita costituisce una base fondamentale di protezione dell’infanzia, prevenendone l’apolidia, e che i bambini restino privati dei loro diritti.

L'obbligo di registrare i minori alla nascita è sancito formalmente dall'Articolo 7 dalla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, la Convenzione CRC dell’ONU,  e rappresenta un diritto fondamentale che apre le porte a tutte le altre tutele previste dal trattato.

La registrazione delle nascite è essenziale per proteggere i bambini da violenze e sfruttamento, e a permetterne l'accesso a servizi essenziali come vaccinazioni, assistenza sanitaria e istruzione. Nel mondo, benché i dati UNICEF rilevino progressi e 500 milioni di bambini registrati negli ultimi 5 anni – quasi 8 su 10 – almeno 150 milioni restano non registrati alla nascita, e di fatto invisibili.

Il diritto al gioco: la tutela dell’UNICEF per lo sviluppo dell'infanzia

Il diritto dei bambini al gioco è un diritto fondamentale riconosciuto dall'articolo 31 della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, la Convenzione CRC dell’ONU: tutelato e promosso dall'UNICEF, viene celebrato l’11 giugno d’ogni anno con la Giornata internazionale del gioco.

Con la Giornata internazionale del gioco, l'UNICEF ne promuove il potere essenziale per lo sviluppo cognitivo, sociale e fisico dei bambini. Avere un posto sicuro dove giocare, immaginare e crescere in compagnia è la base perché possano godere dell’infanzia da bambini, e di una sano sviluppo nell’adolescenza e l’età adulta.

Sulla base di analisi e dati scientifici, l’UNICEF dimostra come il gioco sia fondamentale per il modo in cui i bambini imparano, costruiscono relazioni e crescono, specialmente quando viene condiviso con una persona cara. Eppure, povertà, conflitti e mancanza di supporto privano milioni di bambini della possibilità di giocare, e degli spazi sicuri di cui hanno bisogno per esplorare e immaginare, liberi da violenza e sfruttamento.

In occasione della Giornata internazionale del gioco dell’11 giugno 2026, l’UNICEF ha rilasciato il rapporto The Power of Play: A global data story, l'analisi globale più completa fino ad oggi pubblicata sull'accesso dei bambini al gioco tra le mura domestiche, sulla base di dati riguardanti quasi 100 paesi e un arco di tempo di 15 anni, fino all’anno 2024.

Il rapporto UNICEF The Power of Play: gli ultimi dati aggiornati sul gioco

Attraverso il rapporto UNICEF The Power of Play, gli ultimi dati aggiornati sul gioco rivelano che più di 90 milioni di bambini sotto i 5 anni – 1 su 7 a livello globale – non possiedono giochi acquistati in negozi di giocattoli, giochi per la casa o anche un qualcosa di semplice per giocare a casa, mentre 80 milioni di bambini tra 2 e 4 anni – circa 1 su 5 – non hanno la possibilità di giocare a casa con un genitore o una persona che se ne prenda cura.

Secondo il rapporto UNICEF The Power of Play, nei paesi a basso reddito i bambini hanno il 25% in meno di probabilità di giocare con una persona cara che nei paesi ad alto reddito, meno della metà ha una varietà adeguata di giocattoli. I bambini delle famiglie più povere, di zone rurali o con madri prive di istruzione hanno le possibilità minori. 

Se Africa Sub-Sahariana e Asia sono le regioni dove i bambini hanno minori possibilità di giocare con i genitori, in tutti i casi hanno quasi la metà delle probabilità di giocare con i padri che con le madri o altri adulti che li seguono.

Sulla base delle evidenza documentate nel rapporto The Power of Play, l’UNICEF invita i governi, le imprese e le controparti interessate a promuovere il gioco, le relazioni socio-ricreative e i programmi per genitorialità; a garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia e all’apprendimento attraverso il gioco dai 3 ai 6 anni, e ad assicurare che ogni bambino abbia accesso ad aree di gioco sicure, inclusive e adeguatamente curate.

DOCUMENTI DA SCARICARE

The power of play (in inglese)pdf / 16.24 Mb

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La violenza sull’infanzia: aggressioni domestiche, abusi sessuali, violenze su donne e ragazze

Violazioni e abusi pregiudicano con la salute fisica e mentale il sano sviluppo dei bambini, che di conseguenza soffrono spesso di disturbi dell’apprendimento, mancanza di autostima, depressione e difficoltà d’integrazione sociale. Per l'UNICEF, la tutela dei bambini vittime di violenza è parte integrante della protezione dell'infanzia, e della difesa del diritto di ogni bambino alla sopravvivenza, alla vita e al sano sviluppo.

Se si considerano i molteplici atti di violenza sui bambini, i dati configurano una crisi globale con gravi conseguenze per l’infanzia nel mondo. Essenziale è avere dati affidabili che tengano conto delle diverse problematiche legate alla violenza sui minori, per poter intervenire ed elaborare risposte specifiche.

Secondo le ultime stime rilasciate dall'UNICEF, molti bambini sperimentano abusi e violenze sin dalla tenera età nelle loro stesse case, da chi dovrebbe educarli e prendersene cura: quasi 400 milioni di bambini sotto i 5 anni – 6 bambini su 10 di questa età a livello globale – subiscono regolarmente aggressioni psicologiche o punizioni fisiche a casa, inclusi 330 milioni puniti con metodi violenti. 

Le prime stime rilasciate sui casi di violenze sessuali sui minori a livello globale rivelano inoltre una diffusione allarmante, che va al di là di contesti e differenze geografiche, culturali ed economiche, con un impatto devastante sui bambini: 370 milioni le donne e ragazze vittime nell'infanzia di stupri o aggressioni sessuali, 1a su 8, un dato che sale a 650 milioni, 1a su 5, se si considerano gli abusi commessi a distanza, come le violenze verbali o online. Tra 240 e 310 milioni i ragazzi e gli uomini vittime di violenze sessuali prima dei 18 anni, 410-530 milioni considerando gli abusi a distanza.

Un ultimo rapporto UNICEF del settembre 2026 stima che in 21 paesi 20 milioni tra bambini e adolescenti siano stati vittime di sfruttamento e abuso sessuale facilitato dalla tecnologia, 1 bambino su 5 tra i 12 e i 17 anni. Il rapporto UNICEF stima oltre 15 milioni di bambini esposti a contenuti sessuali indesiderati, 9 milioni a conversazioni a sfondo sessuale, 4 milioni di bambini a vedere diffuse immagini sessuali che li ritraevano, con la reale portata del fenomeno probabilmente molto più ampia.

Nella Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne, gli ultimi dati riportano una donna su tre - 840 milioni a livello globale - vittima di violenza da parte del partner o di violenza sessuale nel corso della vita. Almeno 316 milioni di donne hanno subito violenza fisica o sessuale da parte del partner, l’11% dall’età di 15 anni, 263 milioni da parte di persone diverse dal partner, a partire dall'età di 15 anni.

Le violazioni sulle donne non colpiscono solo loro, ma si ripercuotono anche sulla condizione dei figli, con 1 bambino su 4 che nel mondo vive con madri vittime di violenza da parte del partner: 610 milioni di bambini a livello globale.

L’Intelligenza Artificiale per i bambini: opportunità e rischi per l’infanzia

L'Intelligenza Artificiale (IA) sta rimodellando l'infanzia a un ritmo senza precedenti. Se un tempo operava principalmente dietro le quinte, l'IA è ora al centro delle app, piattaforme e dispositivi digitali quotidianamente a disposizione di molti bambini. L'UNICEF guida gli sforzi globali affinché l'IA risponda al superiore interesse di ogni bambino, promuovendone le opportunità e contrastandone i rischi.

Sempre più spesso i sistemi di IA generativa creano direttamente i contenuti che i bambini consumano, arrivando persino a posizionarsi come loro amici. Dal supporto all'apprendimento al completamento dei compiti, l'IA sta diventando sempre di più una presenza costante nella vita dei bambini. Gli algoritmi consigliano quali video guardare, cosa leggere e con chi connettersi.

Le piattaforme digitali offrono opportunità da sfruttare – come migliorare l'accessibilità per i bambini con disabilità – e rischi da affrontare con urgenza: dalla disinformazione generata dall'IA ai contenuti falsi, dannosi e pericolosi, i deepfake. Allo stesso tempo, i bambini restano in gran parte esclusi dal modellare i sistemi che li riguardano, specialmente nei paesi e nei contesti sociali più svantaggiati.

Mentre i bambini sono in prima linea nell'uso dell'IA, mancano ancora le conoscenze fondamentali su come essa ne influenzi lo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo. Nuove evidenze mettono in risalto la portata e la velocità con cui l’IA è adottata dai bambini in tutto il mondo, e i rischi che ne emergono.

L'ultima analisi dell'UNICEF del 30 giugno 2026, basata su dati di 10 paesi, riporta come almeno 20 milioni di bambini abbiano utilizzato l'Intelligenza Artificiale, molti a un ritmo oltre 3 volte più veloce degli adulti. Più di 2 milioni di bambini – 1 su 10 – si rivolgono all'IA per consigli su questioni che li preoccupano, 13 milioni la utilizzino per l'apprendimento e i compiti a casa.

Come rileva l’analisi UNICEF su richiamata, sebbene l'IA abbia il potenziale di offrire opportunità ai bambini di imparare, giocare o essere creativi, emergono nuove evidenze sul suo ruolo nello sviluppo cognitivo, nella dipendenza emotiva e sui pericoli per l’infanzia, rischi che i bambini stessi riconoscono. Con l'accelerazione dell'uso dell'IA da parte dei bambini, le regole che ne stabiliscono l'uso faticano a tenerne il passo: l'UNICEF invita governi e settore privato a rendere i diritti dell’infanzia parte dello sviluppo e gestione dell’IA.

Tra i rischi più pressanti, l'UNICEF è sempre più allarmato per il rapido aumento delle immagini a sfondo sessuale generate dall'IA, incluse di bambini: i deepfake – siano immagini, video o audio generati o manipolati con l'Intelligenza Artificiale  – vengono sempre più utilizzati per produrre contenuti a sfondo sessuale che coinvolgono bambini.

Nuove evidenze confermano la portata di una minaccia in rapida crescita: in uno studio UNICEF, ECPAT e INTERPOL condotto in 11 paesi, almeno 1,2 milioni di bambini hanno dichiarato di aver visto le loro immagini manipolate dall'IA in deepfake sessualmente espliciti, l'equivalente di un bambino ogni classe scolastica di media grandezza.

Intelligenza Artificiale e infanzia: la posizione dell’UNICEF

La posizione dell’UNICEF è chiara e netta: le immagini di bambini generate o manipolate con l’IA a scopo sessuale costituiscono abusi sessuali su minori. L'abuso tramite deepfake è abuso, non c'è nulla di falso nel danno che causa. L'UNICEF riconosce gli sforzi di quegli sviluppatori di IA che stanno implementando sistemi di sicurezza per prevenirne l'uso improprio.

L'UNICEF accoglie con favore l'accordo storico del G7 sui principi comuni per uno spazio digitale più sicuro per i bambini: con oltre 100 milioni di bambini che vivono nei paesi del G7 e altri miliardi che utilizzano piattaforme plasmate dal mercato, fondamentale è trasformare i principi in obblighi concreti per le aziende.

L'UNICEF è alla guida degli sforzi globali affinché l'IA sia progettata e gestita nel superiore interesse di ogni bambino. Attraverso ricerche, linee guida per la politica e di advocacy stiamo lavorando per colmare con urgenza le lacune esistenti, e per porre i diritti dei bambini al centro dell'era dell'IA. 

In occasione del Safer Internet Day (10 febbraio), l’UNICEF ha ricordato l’importanza dell'uso sicuro e responsabile dell’IA: in un mondo in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente nella vita quotidiana di bambini e adolescenti, è fondamentale accompagnarli nello sviluppo di competenze digitali, spirito critico e consapevolezza.

Essenziale è un impegno condiviso tra famiglie, scuole, istituzioni e aziende per costruire ambienti digitali che tutelino i diritti dei bambini e ne promuovano il benessere, oggi e in futuro. Per supportare le famiglie a navigare nel mondo digitale in modo sicuro, fiducioso e responsabile, l’UNICEF diffonde per genitori e chi si prende cura dei bambini 9 consigli pratici nell'era dell'Intelligenza Artificiale. 

Documenti da scaricare

Artificial Intelligence and Child Sexual Abuse and Exploitation, February 2026 (In Inglese)pdf / 599 kb

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Guidance on AI and Children, Policy Guidance, December 2025 (In inglese)pdf / 7.81 Mb

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Guidance on AI and Children, Checklist, December 2025 (In inglese)pdf / 131 kb

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Guidance on AI and Children, 10 requirements, December 2025 (In inglese)pdf / 166 kb

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Minori coinvolti nei conflitti: bambini, non soldati

Per “bambino soldato” il linguaggio comune intende una persona sotto i 18 anni associata a una forza o gruppo armato, regolare o irregolare che sia, a qualsiasi titolo: combattenti, cuochi, facchini, messaggeri e chiunque si accompagni a tali gruppi, diversi dai membri della propria famiglia. L'UNICEF opera per prevenirne l'arruolamento, e ove reclutati per la smobilitazione, l'assistenza e per il reinserimento familiare e sociale dei minori rilasciati.

Quale sia il ruolo imposto ai bambini coinvolti nei conflitti, sono comunque vittime di reclutamento, sfruttamento e abusi, non soldati, ma bambini. I bambini vengono associati a milizie o gruppi armati per vari motivi: alcuni sono rapiti, forzati, manipolati o spinti dalla povertà, anche per aiutare economicamente le loro famiglie, o per sopravvivere e proteggere le loro comunità. Sempre più spesso, bambine e ragazze vengono forzatamente associate ai gruppi armati per fini sessuali, vittime di abusi e violenze di genere.

Nel mondo, oltre 500 milioni di bambini vivono in zone di conflitto, in paesi in guerra o con scontri violenti: 1 bambino su 5  a livello globale. Già il 2024 aveva registrato il più alto numero di conflitti dalla 2a Guerra Mondiale.

Per la Conferenza sulla protezione dei bambini nei conflitti armati del 2023 a Oslo, l'UNICEF ha riportato oltre 105.000 bambini reclutati ed usati nei conflitti tra il 2005 e il 2022. Indipendentemente dal loro coinvolgimento, il reclutamento e l'uso di bambini nei conflitti è una grave violazione dei diritti dei bambini e del diritto internazionale umanitario. 

Tra gli obiettivi e gli interventi dell'UNICEF nell’azione diretta al rilascio e assistenza dei bambini coinvolti nei conflitti:

  • allontanare i bambini dai gruppi armati o dagli eserciti, per la loro smobilitazione
  • assicurare ai bambini rilasciati l'accesso ai servizi sanitari e sociali di base
  • sostenere il reinserimento familiare e sociale dei bambini smobilitati
  • offrire ai bambini rilasciati alternative concrete, con percorsi di scolarizzazione, formazione psico-attitudinale, supporto psicologico, mediazione familiare e supporto alle comunità di provenienza
  • rivolgere programmi specifici per l’assistenza alle bambine e ragazze vittime di abusi sessuali, e alle giovani madri che sono rimaste vittime

Le “Sei Gravi Violazioni" contro i bambini nei conflitti armati

Per prevenire, tracciare e porre fine agli attacchi sui bambini nei conflitti il Consiglio di Sicurezza ONU ha identificato e condanna Sei gravi violazioni sull’infanzia nelle guerre - uccisioni e mutilazioni, reclutamento o uso dei bambini come soldati, attacchi su scuole e ospedali, stupri e violenze sessuali, rapimento di bambini, impedimento dell’accesso all’assistenza umanitaria ai bambini – che l’UNICEF documenta e monitora, per mobilitare l’assistenza e le necessarie misure di contrasto.

Il rapporto ONU del 2025 sui bambini nei conflitti armati nel 2024 ha verificato 41.370 gravi violazioni sull’infanzia, le più alte di sempre: un aumento del 25% rispetto al 2023, che già riportava il numero più alto mai registrato. Secondo l’ultimo rapporto del 2026, sono state 35.558 le gravi violazioni accertate nel 2025, con il numero  di bambini vittime di gravi violazioni concomitanti nuovamente aumentato, superando i 3.100 bambini. Per la prima volta, forze armate statali o gruppi associativi sono risultati responsabili di un numero maggiore di gravi violazioni sui bambini rispetto ai gruppi armati non statali.

Tra i dati del rapporto ONU su citato, nel 2025 quasi il 70% delle vittime tra i bambini è stato causato da armi esplosive in centri abitati, con i numeri più elevati verificati in Ucraina, Afghanistan, Myanmar, Israele, nello Stato di Palestina e in Libano. Nel 2025, inoltre, sono stati poù di 8.000 i casi di restrizioni all’accesso umanitario, tra ostacoli alle operazioni umanitarie, attacchi al personale e alle risorse o interferenze nell’assistenza, con Israele e Stato di Palestina, Libia e Ucraina che riportano numeri più elevati.

Dietro i numeri del rapporto ONU del 2026 sulle Gravi violazioni sull’infanzia ci sono bambini nei conflitti: uccisi e mutilati, reclutati e utilizzati da forze e gruppi armati, rapiti, vittime di violenze sessuali, o cui è stata negata l’assistenza umanitaria, l'istruzione, la salute e la protezione. E al di là dei termini tecnici di monitoraggio, si tratta di atti di brutalità che distruggono vite: i sopravvissuti affrontano non solo ferite e traumi fisici, ma anche di salute mentale, insieme a stigma, rifiuto e talvolta abusi ulteriori.

Le violazioni verificate: i paesi con il più alto numero e le principali tipologie 

Il rapporto del Segretario Generale ONU riporta per il 2025 una lista accurata di violazioni verificate, tanto in termini di numero rilevato nei singoli paesi che di tipologia di violenza commessa: in ambo i casi conferma che il mondo non riesce a proteggere i bambini dagli orrori della guerra.

I paesi con il più alto numero di Gravi Violazioni verificate nel 2025 sono risultati:

  • Israele e Stato di Palestina: 12.445 casi verificati contro i 8.554 del 2024
  • Repubblica Democratica del Congo: 4.114 casi rispetto ai 4.043 del 2024
  • Nigeria: 2.560 casi, 2.436 i casi verificati nel 2024
  • Myanmar: 2.203 casi verificati, 2.138 quelli del 2024
  • Somalia: 2.195 casi contro 2.568 nel 2024


Tutti paesi con bambini in fuga da conflitti, violenze e brutalità diffuse. 

I numeri più elevati di violazioni sui bambini nel 2025 hanno riguardato:

  • 14.224 casi di minori uccisi o mutilati, di cui 6.266 bambini uccisi e 7.958 mutilati
  • 8.322 casi di negata o impedita assistenza umanitaria, anche a causa di attacchi al personale umanitario
  • 6.607 casi di bambini reclutati o utilizzati in situazioni di conflitto
  • 5.129 minorenni rapiti e sottratti alle famiglie
  • 1.667 minorenni detenuti con l’accusa d’essere associati a gruppi armati 

L’impatto delle armi esplosive sull’infanzia: l’ultima analisi dell’UNICEF

Secondo l’ultima analisi UNICEF del 25 settembre 2026, tra il 2021 e il 2025 oltre 35.000 bambini sono stati uccisi o mutilati da armi esplosive, con un aumento dal 54% nel 2021 a oltre il 72% nel 2025. Sulla base dei Rapporti annuali del Segretario Generale ONU sui Bambini e Conflitti Armati, l’analisi UNICEF riporta i conflitti in Palestina, Myanmar, Siria, Afghanistan, Sudan, Ucraina, Somalia e Yemen come quelli con il più alto numero di bambini uccisi e mutilati da armi esplosive.

L’ultima analisi UNICEF sulle armi esplosive registra il 97% delle vittime civili in aree densamente popolate e l’utilizzo di droni sui bambini, con oltre 1.000 bambini uccisi o mutilati da attacchi con droni in 5 anni, dal 2021 al 2025, con il numero più elevato di vittime tra i bambini — 415 uccisi o mutilati — verificato nel 2025.

Monitorare e verificare le violazioni aiuta a mostrarne l'effettiva estensione e gravità, e a intervenire sulle possibilità di recupero. L'azione dell’UNICEF si fonda sulla Convezione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e rinvia al Protocollo sul coinvolgimento dei bambini in conflitti armati, richiamando tutte le parti in conflitto alla tutela dei bambini e dei loro diritti nelle situazioni di conflitto.

Contro l’utilizzo dei bambini nei conflitti e la loro protezione da gravi violazioni è necessario dare continuità agli interventi di prevenzione e recupero. Ogni anno, l’UNICEF sostiene la smobilitazione e il reinserimento di migliaia di bambini e protezione integrata per le vittime di gravi violazioni, assicurando loro un posto sicuro in cui vivere, servizi di assistenza e reinserimento comunitario, di ricerca e ricongiungimento familiare, sostegno psicosociale e per la salute mentale, assistenza specialistica per le vittime di violenza, recupero e inserimento scolastico.

Hussein, 10 anni, lavora in officina da 2 anni. Ha frequentato un solo mese di scuola in Siria

Sfruttamento del lavoro minorile: progressi e sfide per la sua eliminazione

Da sempre l'UNICEF combatte la piaga del lavoro minorile, tenendo conto della natura complessa del fenomeno, e delle condizioni concrete in cui versa l'infanzia sfruttata. Nello specifico, l'UNICEF contrasta le peggiori forme del lavoro minorile, considerando la differenza tra Child labour - sfruttamento economico in condizioni nocive per il benessere psico-fisico del bambino - e Children's work, forme di attività economica più leggere e tali da non pregiudicare l'istruzione e la salute del minore.

Sebbene l’ultimo rapporto UNICEF-OIL del 2025  sul lavoro minorile riporti un’inversione di tendenza rispetto all’impennata dei casi registrata tra il 2016 e il 2020, nel mondo quasi 138 milioni di bambini ne restano vittime, inclusi circa 54 milioni coinvolti in attività pericolose, che ne possono mettere a rischio salute, sicurezza e sano sviluppo. 

Se gli ultimi dati del rapporto UNICEF-OIL del 2025 riportano una riduzione d’oltre 20 milioni di casi tra il 2020 e il 2024, e del 50% dall'inizio del secolo, il mondo non è riuscito a raggiungere gli obiettivi per l’eliminazione del lavoro minorile: nonostante i progressi, milioni di bambini restano privati del diritto di studiare, giocare e, semplicemente, di essere bambini.  

Per la Giornata mondiale contro il lavoro minorile, l’UNICEF Italia ha presentato il 3° Rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro”, che nel nostro paese rileva anche per il 2022 un aumento dei lavoratori minorenni rispetto agli anni precedenti, che già riportavano una crescita costante..

In tutto il mondo, lo sfruttamento nel lavoro minorile di bambini e adolescenti rischia di arrecare fisici e mentali e di comprometterne l’istruzione, restringendone diritti e limitando le loro opportunità future, con un ciclo vizioso di povertà e lavoro minorile che si ripercuote sulle generazioni future. 

Matrimoni forzati e mutilazioni genitali femminili: gravi violazioni dei diritti dell'infanzia

L'UNICEF considera i matrimoni forzati o precoci e le mutilazioni genitali femminili come gravi violazioni dei diritti dell’infanzia, forme estreme di violenza di genere che colpiscono centinaia di milioni di bambine e ragazze nel mondo.

I "matrimoni precoci" sono le unioni, formalizzate o meno, tra minori di 18 anni, una realtà che tocca milioni di giovanissimi nel mondo. Il matrimonio in età precoce comporta una serie di conseguenze negative per la salute e lo sviluppo. Al matrimonio precoce segue quasi inevitabilmente l'abbandono scolastico e una gravidanza altrettanto precoce, e dunque pericolosa sia per la madre che per il bambino. 

Se nell'ultimo decennio il declino dei matrimoni precoci è stato costante, crisi molteplici tra cui conflitti, emergenze climatiche e le conseguenze del COVID-19 minacciano oggi di annullare i risultati faticosamente raggiunti. Nonostante i progressi compiuti, 640 milioni tra donne e ragazze sono state date in moglie durante l'infanzia, ovvero 12 milioni di ragazze  l'anno, secondo l’ultima analisi dell’UNICEF sul fenomeno.

Le bambine che si sposano durante l'infanzia subiscono conseguenze immediate e per tutta la vita. Hanno meno probabilità di restare a scuola e corrono un rischio maggiore di gravidanze precoci, con pericoli di complicazioni per la salute infantile e materna e di mortalità. Le spose bambine restano spesso isolate da famiglia, amici e dalle loro comunità, con un pesante impatto per la salute mentale e il loro benessere, mentre nell’adolescenza quasi 1a ragazza su 4 ha subito violenza da parte del partner. 

Le Mutilazioni Genitali Femminili (FGM) danneggiano i corpi, le vite e il futuro delle ragazze. L'UNICEF in collaborazione con le atre agenzie delle Nazioni Unite, le organizzazioni partner e la società civile lavora affinché ragazze e donne di tutto il mondo possano realizzare il diritto alla salute, all'istruzione, alla protezione da abusi e violenze, a percepire un giusto reddito e all'uguaglianza di genere, per aiutare a porre fine agli squilibri di potere e alle discriminazioni alla base della pratica. 

Secondo gli ultimi dati rilasciati nella Giornata internazionale contro le Mutilazioni genitali femminili lo scenario che si prospetta per le bambine è drammatico: 230 milioni le ragazze e le donne che convivono con le conseguenze di questa pratica per tutta la vita, con profonde cicatrici fisiche, emotive e psicologiche, 4,5 milioni le bambine e le ragazze che vi sono a rischio nel 2026. Nonostante la riduzione dei casi dal 1990 in poi, e soprattutto nell’ultimo decennio, i tagli ai finanziamenti internazionali stanno ora limitando gli interventi di prevenzione e contrasto.

L’impegno dell'UNICEF per la Protezione dell'Infanzia

I fondamentali diritti dei minori sono sanciti dalla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza del 1989, la Convenzione CRC dell’ONU,  che all’articolo 1 riconosce ad ogni bambino - inteso come ogni essere umano minore di 18 anni - il diritto alla protezione da ogni forma di abuso, sfruttamento economico, lavorativo o sessuale, da violenze fisiche e mentali, nonché il diritto a non essere separato dalla famiglia contro la sua volontà.

Tali diritti sono ulteriormente specificati in 3 Protocolli opzionali alla Convenzione, su tratta di minori, prostituzione e pornografia minorile; sui bambini nei conflitti armati e sulle procedure di reclamo.  Per la Convenzione, ciascun individuo o Stato ha responsabilità per la protezione di bambini e bambine da ogni forma di violenza, abuso o sfruttamento.  

Tramite il programma di Protezione dell’Infanzia, l’UNICEF opera pr gli  Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) dell'Agenda 2030, per Raggiungere parità di genere ed emancipazione femminile (OSS 5), Promuovere una crescita economica inclusiva e sostenibile (OSS 8), Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, in linea con gli Articoli 19, 34 e 38 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.  

Protezione dell'Infanzia: l’azione dell’UNICEF

Registrazione delle nascite, contrasto alle violenze di genere o sessuali, dei matrimoni precoci o forzati, delle mutilazioni genitali femminili, dello sfruttamento del lavoro minorile, della tratta di minori. Supporto contro i pericoli delle guerre e l’impiego dei bambini nei conflitti, assistenza per la salute mentale, psicosociale e per il ricongiungimento familiare dei minori soli, siano essi sfollati, rifugiati o migranti. Sostegno per una giustizia e a forme d’assistenza a misura di bambino. 

L’azione dell’UNICEF attraverso il Programma Protezione dell’Infanzia affronta in oltre 150 paesi la complessità di fenomeni  su richiamati solo in parte, in coordinamento con i governi, la società civile e il settore privato, per assicurare un ambiente protettivo per l’infanzia e l’adolescenza.

Il lavoro dell'UNICEF è diretto a proteggere i bambini in ogni contesto, siano le loro case, scuole e comunità, a volta anche da chi dovrebbe prendersene cura, o in situazioni di fragilità, conflitto o d’emergenza, per rafforzare le reti di protezione e sostenere i servizi cruciali per i bambini a rischio.

I risultati dell'UNICEF per la Protezione dell'Infanzia

Nel 2025 l’UNICEF ha operato in 157 paesi con programmi per la protezione dell’infanzia e dell’adolescenza, investendo un totale di 930 milioni di dollari, inclusi 590 milioni per gli interventi di risposta alle emergenze umanitarie. Tra i risultati raggiunti nel corso del 2025:

  • 147 paesi sono stati supportati nel rafforzamento dei sistemi di protezione dell'infanzia, della forza lavoro dei servizi sociali e dei sistemi giudiziari
  • 61 milioni di bambini sono stati raggiunti per la registrazione alla nascita, fondamentale per l’accesso ai servizi essenziali, sostenendo servizi interconnessi tra l’anagrafe civile e i sistemi sanitari per la registrazione anagrafica
  • 46,7 milioni di persone tra bambini, genitori e adulti con minori sono stati assisiti con supporto psicosociale e per la salute mentale
  • 4,5 milioni di bambini vittime di violenze sono stati supportati con servizi sanitari, d'assistenza sociale e di giustizia in 112 paesi
  • 10,4 milioni di ragazze adolescenti sono state raggiunte in 50 paesi per la prevenzione e l’assistenza contro il matrimonio infantile
  • 894 mila ragazze sono state assistite in 19 paesi contro le mutilazioni genitali femminili, più del doppio rispetto al 2022
  • 19,2 milioni di persone sono state coinvolte in 67 paesi in iniziative di confronto su base comunitaria, per affrontare le norme sociali e di genere discriminatorie
  • 74,2 milioni di persone sono state assistite per l’accesso a canali sicuri attraverso cui segnalare abusi e sfruttamento sessuale, anche da personale addetto alla loro assistenza
  • 17,9 milioni tra genitori e adulti con minori sono stati raggiunti con programmi per la genitorialità e la cura dei bambini.
Nel 2025

Tra i risultati dell’UNICEF per la "Protezione dell’Infanzia" nel mondo

46,7milioni

tra bambini e adulti con minori assistiti per la salute mentale e con sostegno psicosociale

10,4milioni

Ragazze adolescenti raggiunte con prevenzione e assistenza contro il matrimonio infantile

L’UNICEF per la Protezione dell’Infanzia nelle emergenze

Nelle emergenze l'UNICEF opera per la protezione dei più vulnerabili, come i bambini rifugiati o migranti, separati dai genitori, vittime di detenzione, sfollati o intrappolati in zone di conflitto, o in aree colpite da epidemie o disastri naturali. Per l’assistenza ai bambini vittime di guerre, calamità naturali ed altre emergenze l’intervento dell’UNICEF si dispiega su diversi piani:

  • Per rafforzare i servizi di protezione e le capacità degli operatori sociali di prima linea di prevenire e rispondere ad abusi e sfruttamento nelle crisi umanitarie
  • Per prevenire e documentare le gravi violazioni dei diritti dell’infanzia nelle situazioni di conflitto
  • Per il rilascio dei bambini associati a gruppi armati, e per il loro reinserimento nelle rispettive famiglie e comunità
  • Per prevenire la separazione familiare nelle emergenze, operando per il ricongiungimento dei bambini soli alle proprie famiglie, o se non possibile inserirli in forme d’assistenza su base familiare
  • Per la prevenzione e risposta alle violenze di genere, garantendo servizi di supporto alle vittime
  • Per prevenire i rischi da ordigni esplosivi, assicurando informazioni e sensibilizzazione sui pericoli esistenti e assistenza alle vittime
  • Per la protezione da abusi e sfruttamento sessuale, incluso da parte di personale addetto all’assistenza nelle emergenze
  • Per il supporto psicosociale e di salute mentale ai bambini traumatizzati da crisi umanitarie, allestendo Spazi a misura di bambino, luoghi protetti dove possano essere seguiti e assistiti anche con attività socio-ricreative

I risultati dell’UNICEF per la Protezione dell’Infanzia nelle emergenze

Attraverso programmi d’emergenza, nel 2025 l’UNICEF ha risposto a 414 crisi umanitarie complesse, tra cui 134 disastri naturali, 81 crisi sociopolitiche e altre crisi di diversa natura - tra cui 49 che includono emergenze di bambini sfollati, rifugiati e migranti - che più a rischio mettono la protezione dell’infanzia.

Tra i risultati raggiunti dall’UNICEF nel 2025 per la Protezione dell’Infanzia nelle emergenze:

  • 12,8 milioni  di bambini e adulti sono stati sostenuti con accesso a canali sicuri per segnalare sfruttamento e abusi sessuali in contesti d’emergenza, anche da parte di personale addetto alla loro assistenza
  • 8,8 milioni di bambini sono stati assisiti con accesso a servizi di supporto su base comunitaria per la salute mentale e psicosociale, per lenire e recuperare dai traumi subiti in contesti di crisi umanitarie
  • 8 milioni di bambini in movimento tra sfollati, rifugiati o migranti sono stati raggiunti con protezione integrata, e per includerli nei sistemi nazionali di assistenza dei paesi di arrivo
  • 100.000 bambini soli, non accompagnati da adulti e separati dai genitori, sono stati assistititi  per il ricongiungimento familiare, o fornendo cure alternative nel quadro dell’assistenza ai minori rifugiati e migranti
  • 4,8 milioni di bambini sono stati assistiti contro i rischi di mine e ordigni esplosivi nelle emergenze umanitarie causate da conflitti
  • 10,9 milioni di persone sono state sostenute per il contrasto, la prevenzione e la risposta contro la violenza di genere nelle emergenze
  • 13.112 bambini smobilitati da gruppi armati sono stati assistititi con protezione o supporto per il reinserimento sociale, il 64% di tutti quelli rilasciati


Pagina aggiornata al 28 settembre 2026

Documenti disponibili

L’Azione Globale dell’UNICEF - Quadro dei Risultati_1/9/2026pdf / 1.46 Mb

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L’Azione Globale dell’UNICEF - Quadro dei Risultati_18/7/2025pdf / 1.54 Mb

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L’Azione Globale dell’UNICEF - Quadro dei Risultati_17/7/2024pdf / 1.63 Mb

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